Dal Qatar a Lanzarote, fino alla Lapponia e il Messico, le 10 destinazioni che interpretano al meglio i desideri dei viaggiacontemporanei

di Giuseppe De Pietro  

Forse dovremmo essere più cauti e chiederci dove ci piacerebbe andare, con la pandemia che non concede tregua. Negli ultimi due anni siamo diventati inevitabilmente più fatalisti, pronti a cambiare meta e programma in un attimo. La voglia di viaggiare è sempre alle stelle, ma come, quando, perché e, timidamente, dove? Alla scorsa edizione della fiera del turismo ILTM, a Cannes, sono emersi alcuni comuni denominatori tra compagnie alberghiere, operatori ed enti del turismo.

Tutti documentano un crescente bisogno di stare nella natura, di prendersi cura di sé, di fare esperienze e attività costruttive, di rispettare l’ambiente, che spesso si traducono in proposte di responsabilità concrete sulla sostenibilità, soggiorni tematici in retreat (meditazione, alimentazione, kinesiterapia, eccetera) e programmi di longevity più mirati alla qualità della vita che a nascondere l’invecchiamento. Sempre alla fiera del turismo di lusso, Tina Edmundson, Global Officer Brand & Marketing del gruppo Marriott, ha presentato i dati di una recente ricerca dell’agenzia Team One sui consumi della Global Affluent Tribe (GAT), costituita da quasi duemila persone tra 25 e 65 anni, provenienti da Usa, Uk, Brasile, Cina, Emirati Arabi e India, che rappresentano circa il 70% dei consumatori più ricchi del pianeta. Viaggiatori abituali, i GAT hanno spostato l’interesse dai viaggi di benessere ai viaggi che fanno bene, concetto che ben si sintetizza con il concettodi regenerative travel.

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