2, Nov, 2022 | Sport
di Romina Simonetti
“La mia passione per i cavalli è nata undici anni fa in cui mi hanno portato in un maneggio. Da quel giorno queste nobili creature sono diventate una costante nei miei pensieri e nella mia vita.
I miei genitori, dopo quell’avventura, hanno iniziato a portarmi nei week-end in qualche maneggio nei dintorni di Torino per farmi fare dei piccoli giri, convinti che quelle mie richieste “dell’andare dai cavalli” sarebbero state solo un capriccio passeggero.
Ad un certo punto, dopo qualche anno, cominciai a desiderare un cavallo tutto mio e i miei genitori mi presero “Maja” una cavallina che adoro: era un incrocio tra un arabo e un avelignese e con lei mi sono divertita molto proprio per la sua vivacità ed intelligenza.
Così me la fecero provare e da quel giorno capii che sarebbe stato mia. I miei genitori infatti me la regalarono per il mio compleanno augurandomi giorni felici in sua compagnia.
Lei non era mai stata con altri cavalli in maneggio e appena gli si avvicinavano li calciava o si mostrava aggressiva nei loro confronti, procurando a volte anche piccoli incidenti ai cavalli e ai cavalieri, così la mia istruttrice disse che si doveva fare qualcosa e aggiunse che ci avrebbe pensato lei. Dopo uqualche settimana, quando ritornai da “Maja” aprii la porta del box notai con sorpresa che contentezza mi venne subito incontro.
Da lì cominciò il mio cammino verso una nuova strada, presto, mi resi conto sarebbe stata piena di ostacoli e dure prove da superare in quanto ero l’unica ragazza in maneggio. Una ragazza, con una cavalla difficile, circondata da un mondo differente. Per fortuna però a questa ragazza non mancava la passione e le ambizioni crescevano e si rafforzavano sempre di più ad ogni nuova soddisfazione.
Oggi finalmente possiamo giocare insieme con l’unica regola che non ci sono regole. Lei è cambiato tantissimo. Ora la cavalla che ho sempre sognato! Mi dispiace molto di non aver fatto queste scelte prima “Maja” ha un cuore grande e riesce a perdonarmi tutto anche se tante volte non merito il suo perdono.
Siamo cresciuti insieme, ora ce l’ho da circa 8 anni ed è diventata parte di me. E’ un ottima maestra e io cerco di fare il possibile per essere una buona allieva. La monto tranquillamente in capezza, in collare, a pelo senza niente e faccio cose che ho sempre sognato di fare e che non avrei mai immaginato”.
2, Nov, 2022 | Auto, Motori
di Roberto Luongo
C’è un’azienda a San Cesario sul Panaro, di cui conoscerete certo il nome, è la Pagani, l’azienda nata dal sogno di un uomo nato in Argentina, ma con l’Italia dei suoi avi nel sangue e che un bel giorno ha deciso che avrebbe costruito automobili da sogno – e che lo avrebbe fatto in Italia.
La nascita della casa automobilistica coincide con quella di Horacio Pagani, argentino di origini italiane (il nonno paterno era piemontese) che nel 1982 prende la via di ritorno, direzione Modena, su consiglio dell’idolo di gioventù Juan Manuel Fangio. La gavetta passa per l’assunzione alla Lamborghini con qualifica di operaio metalmeccanico di terzo livello, l’affinamento delle proprie competenze per il lavoro nei team di progettazione della Countach Anniversary, della Diablo e della mai nata erede della Jalpa, rimasta alla sigla P140: prima come dipendente e poi come collaboratore esterno, dopo avere fondato nel 1988 la Pagani Composite Research.
Verso la fine degli anni ottanta, Pagani fa circolare i primi disegni di una granturismo, che vorrebbe chiamare Fangio F1 (il nome interno è C8): nel 1992 il primo prototipo è pronto, e i buoni uffici della leggenda Fangio presso la Mercedes assicurano a Pagani la fornitura di motori AMG. Nel 1995 il cinque volte iridato Juan Manuel Fangio muore, e Pagani per rispetto cambia il nome alla propria vettura, che ancora deve essere presentata: diventa così Zonda, un vento delle Ande secco e polveroso, simile al foehn delle nostre Alpi. La Zonda vede la luce al Salone di Ginevra del 1999: le linee ricordano le Gruppo C della stessa AMG; il motore è un 6.0 V12 che, nel 2000, con la versione S, diventa prima un 7.0 e poi un 7.3, con 558 CV di potenza. Le varie evoluzioni della Zonda portano a una potenza massima di 650 CV, e alla costruzione in circa 80 esemplari con carrozzeria coupé o roadster. La sua erede, la Huayra, è il modello che traghetta la casa modenese fino ai giorni nostri.
Trattasi di auto per veri e propri intenditori, anche se, essere intenditori della Pagani auto, non basta per possederne una: stiamo parlando di un marchio a dir poco prestigioso del panorama automotive mondiale. La Pagani fa infatti rima con super car: la sua fortuna la si deve al suo fondatore Horacio. Inoltre, va detto, l’avere avuto i natali in territorio modenese ha aiutato l’azienda a diventare il simbolo, il mito, che è oggi. E pensare che il “papà” della Pagani nasce in Argentina e solo in un secondo tempo arriva in Italia, e – appunto – a Modena.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire qualche cosa di più di questa casa automobilistica italiana Siamo negli anni ’90 – dunque quasi “ieri” – quando Horacio Pagani, argentino di origini italiane ma trapiantato in territorio modenese, fonda la Pagani Automobili, una Casa automobilistica il cui core business sono le supercar di lusso. L’indirizzo è San Cesario sul Pagano, naturalmente in provincia di Modena, culla di tanto genio nel settore della meccanica. Ma prima di entrare nel merito della Pagani, un cenno alla biografia di Horacio Pagani, suo fondatore nonché proprietario, è d’obbligo. Non si può infatti prescindere dalla sua storia, per raccontare quella della Pagani.
Horacio Pagani nasce nel 1955 in Argentina, nei pressi di Santa Fe, e lì trascorre la sua infanzia: è figlio di un immigrato italiano di origini lombarde. Come è giusto che sia quando si parla di personaggi della sua taratura, appare quasi superfluo raccontare che fin da subito il piccolo Pagani dimostra il suo amore innato per tutto quanto ha un motore, in primis auto e moto.
Nel 1982 arriva in Italia e infatti, ancor prima della maggiore età, Horacio si cimenta in una prima avventura imprenditoriale. Da quel momento non smetterà mai di dedicarsi al mondo automobilistico: in particolare, impara a lavorare la fibra di vetro e per questo motivo viene notato dalla Renault: in poco tempo è nel team. Un’esperienza importante, che gli lascia una bella eredità: Horacio è in grado di progettare e realizzare auto leggere.
A Modena ci arriva perchè a un certo punto conosce Guido Alfieri, all’epoca ingegnere capo della Lamborghini. E infatti, dopo Renault, la carriera di Pagani prosegue proprio in Lamborghini. Un marchio certamente prestigioso, che però non dà a Pagani la soddisfazione ricercata: le mansioni non sono quelle che si aspetta. Decide quindi di lasciare Lamborghini per aprire un’attività tutta sua.
Naturalmente muove piccoli ma decisivi passi: prima si fa strada sul territorio, al servizio dei locali, per poi aprirsi al mondo e diventare la casa automobilistica nota a tutti. Pagani e “la” Pagani puntano principalmente sui materiali leggeri: l’argentino sa che alleggerire il peso dell’auto è il primo passo verso il successo. In modo particolare, Pagani è innamorato della fibra di carbonio. Questo amore gli costa: è ancora in Lamborghini quando decide di fare un investimento che lo farà svoltare.
Per acquistare l’attrezzatura idonea a lavorare la fibra di carbonio, deve mettere una sorta di ipoteca sulla propria casa. I frutti dell’investimento non tardano ad arrivare: alla fine degli anni Ottanta, dalla collaborazione tra Pagani e Lamborghini nasce la Countach.
E’ il 1988 quando Pagani inizia a lavora al cosiddetto Progetto C8, ossia la realizzazione di una auto interamente in fibra di carbonio e la Pagani vede la luce. Ma la Lamborghini non è più la “vecchia” Lamborghini, nel frattempo è diventata proprietà della Chrysler. La quale, del progetto C8, non è convinta. Horacio decide quindi di fondare la Pagani Automobili SpA e di lasciare la Lamborghini, per dare spazio al suo progetto.
E’ il 1993 quando nasce il primo prototipo interamente in fibra di carbonio. Nel 1999, a Ginevra, in occasione del Salone dell’Auto, ha luogo il debutto della prima auto in fibra di carbonio firmata Pagani: si tratta della Zonda C12. A tal proposito, va detta una curiosità: la Zonda C12 non avrebbe dovuto chiamarsi così, ma furono gli eventi dell’epoca a far cambiare il nome inizialmente prescelto.
Sebbene le automobili siano state forse il primo e il più grande amore per Horacio Pagani, ciò non gli ha impedito di sposarsi con Cristina e di mettere su famiglia, Frutto del matrimonio sono infatti due figli, Leonardo Ezequiel e Christopher. Quella di Pagani è un’impresa che inorgoglisce l’Italia, tanto che nel 2018 li è stata conferita la Laurea Magistrale Honoris Causa in Ingegneria del Veicolo dall’Università di Modena e Reggio Emilia.
La Pagani è infatti una sorta di punto di riferimento, un mito, qualcosa da premiare e da far visitare. Infatti, negli anni ha fatto parecchi proseliti, tanto che a San Cesario sul Panaro sempre in territorio modenese e precisamente in via dell’Industria ha luogo da circa un paio di anni – il Museo Horacio Pagani che ospita le sue creazioni.
Il museo può essere visitato quotidianamente secondo orari prestabiliti: ci si può andare liberamente o, ancora meglio, per accrescere la propria esperienza, si può prenotare insieme alla visita della fabbrica. Naturalmente visitando l’esposizione si possono ripercorre tutti i punti salienti della carriera di Horacio, perchè sono esposti tutti i veicoli che hanno fatto la storia della sua carriera e, quindi, la storia della Pagani.
25, Ott, 2022 | Nobilitas
di Antonia Colonna Spada
In via Condotti, da piccolo negozio di argenteria a laboratorio ricercato di alta gioielleria. Il nome di Bulgari, sin dalla nascita, è stato associato a una clientela top, fatta di aristocratici e di star. Da Elizabeth Taylor, alle dive italiane come Sofia Loren e Anna Magnani, ma anche Amber Heard, che all’ultimo Festival del cinema di Venezia ha sfoggiato una bellissima clutch di Bulgari. Qui ripercorriamo tutti i 131 anni della maison tra gioielli, celebrities, aneddoti e piccole curiosità
Bulgari una piccola storia si nasconde un grande successo. E perché questa magia avvenga serve un ingrediente essenziale: un’intuizione. Come quella che ha avuto Sotirio Bulgari, di origine greca, il suo vero nome era Sotirios Boulgaris, che a fine ‘800 trasferisce il suo negozio di argenteria, aperto nel 1884 in Via Sistina a Roma, nella strada della moda, via Condotti. Prima al civico 28, poi, nel 1905, al 10. È in quel momento che pensa di dargli un nome attraente per i clienti inglesi e americani che passavano da Roma: Old Curiosity Shop, l’ispirazione proveniva dal titolo di un romanzo di Charles Dickens.
Per soddisfare le esigenze della sua nuova clientela allarga anche la sua offerta: agli oggetti decorativi in argento si aggiungono gioielli in oro e argento. Quando poi suo figlio, Giorgio, inizia a viaggiare, la gioielleria Bulgari diventa una tappa fissa per chi cerca gioielli ispirati ai trend europei.
Negli anni ’20 la produzione Bulgari si concentra in modo sempre più rilevante sulla gioielleria e si appropria dei canoni estetici dell’Art Decò imprimendo all’estetica di questo movimento una sua particolare e originalissima interpretazione creando gioielli dalle proporzioni importanti in cui comincia ad apparire il taglio cabochon, che diventerà in seguito uno degli elementi distintivi dello stile del marchio.
Furono gli anni ’30 che segnarono un’ulteriore evoluzione nell’estetica della gioielleria Bulgari il cui design, deciso e geometrico, si ispira al mondo delle macchine e all’industrializzazione. Nascono gioielli monocro
matici la cui bellezza è espressa dal sontuoso gioco di luci riflesse da diamanti lavorati con tagli diversi: brillante, baguette, rotondo, marquise.
Sempre di questi anni è la produzione di alcuni gioielli detti “convertibili”, ovvero creazioni che inserite su apposite montature potevano dividersi in elementi più piccoli ed essere indossati indipendentemente. Uno straordinario esemplare è rappresentato da una collana in platino e diamanti del 1938 che si divide in vari elementi e che possono essere indossati come due bracciali, due clip di forma allungata da abito e due clip piccole mentre l’elemento della chiusura, invece può essere usato come spilla sull’apposita montatura e il pendente centrale poteva essere montato su un bracciale rigido in oro.
Nasce l’anello “Trombino”, una grande pietra preziosa montata su un pavé di diamanti, e innalzata come su un trono. Il nome deriva dalla somiglianza del design di questa linea alla bocca di una tromba e fu uno dei modelli Bulgari di maggior successo e durata.
La versione in diamanti fu donata da Giorgio Bulgari a Leonilde Guilenetti, sua futura moglie come anello di fidanzamento nel 1932.
Gli anni ’40 e ’50 – la celebrazione della creatività
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale diventa difficile reperire materiali preziosi ma le pesanti restrizioni imposte dal conflitto non impediscono al genio creativo di Bulgari di dar vita a gioielli originali, spesso realizzati con materiali di recupero forniti dagli stessi clienti.
È il momento in cui nasce la maglia Tubogas, metallica, tubolare e molto flessibile. A fine anni ’40 questa maglia viene impiegata per creare il primo orologio a forma di serpente, con il corpo mobile e la testa tempestata di diamanti, a nascondere il quadrante. L’idea è di riprendere un simbolo universale di eternità e saggezza, omaggiato da tutte le civiltà a cominciare da quella greca e romana, culture che costituiscono ancora oggi fonti inesauribili di ispirazione per la creatività di Bulgari.
Nel corso degli anni, il serpente diverrà uno dei più importanti e universalmente apprezzati simboli della gioielleria e dell’orologeria di Bulgari tanto che nel 1968, la famosissima caporedattrice di Vogue Usa, Diana Vreeland, scrive un promemoria per la realizzazione dei servizi fotografici moda per il suo team ricordando che “un serpente non dovrebbe mai essere dimenticato, dovrebbe essere ad ogni dito e ad ogni polso”. Da allora le pagine della rivista vengono tempestate dell’alta gioielleria Bulgari, rendendola l’accessorio must dell’elite della moda.
Negli anni ’60 nasce lo stile delle star un design Bulgari che esplode in tutta la sua originalità e creatività e inizia ad acquisire tratti completamente autonomi ed originali che porteranno nel giro di qualche anno alla definizione di quegli elementi distintivi e immediatamente riconoscibili che ancora oggi caratterizzano il marchio.
I gioielli Bulgari iniziano a discostarsi dai predominanti motivi floreali e asimmetrici e a svilupparsi verso le forme strutturate, geometriche, compatte che diverranno il suo più importante carattere distintivo.
È sempre in questi anni che Bulgari inizia ad utilizzare pietre importanti dai contorni smussati e tondeggiati, spesso tagliate a cabochon, che imprimono al gioiello un particolare senso del volume, altro inconfondibile elemento distintivo della gioielleria Bulgari.
Infine anche l’uso del colore, risultato di accostamenti inediti e sorprendenti di pietre colorate preziose e semipreziose, segnerà per sempre e in modo inconfondibile la costruzione di un gioiello Bulgari.
Espressione massima di questo stile è una superba collana a bavaglino con orecchini pendenti coordinati del 1965 realizzata in oro giallo, diamanti di taglio brillante, turchesi, ametiste e smeraldi cabochon, in cui tutti gli elementi ricorrenti dello stile Bulgari di quegli anni sono felicemente impiegati: forme arrotondate, taglio cabochon delle gemme e audaci accostamenti cromatici.
In quei anni sono rappresentati anche dalla collezione “Gemme Nummarie”, un altro esercizio di creatività audace che ben presto diventò uno degli elementi simbolo di Bulgari. Nel trattare le monete antiche come gemme preziose Bulgari ancora una volta, pur mantenendosi all’interno di una tradizione ben consolidata, espresse originalità e modernità infondendo una nuova linfa creativa a questo filone.
Sono gli anni della Dolce Vita e star come Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Ingrid Bergman o Anna Magnani sfoggiano i loro gioielli Bulgari preferiti agli eventi mondani. E Bulgari conquista anche una testimonial d’eccezione: l’attrice Elizabeth Taylor, che sul set del film Cleopatra ama indossare la sua collezione personale di gioielli. In quegli anni la star è legata a Richard Burton, che descrive la passione della diva per la casa di gioielli con battute ironiche del tipo: “L’unica parola di italiano che Elizabeth conosce è Bulgari”.
Finalmente gli anni ’70 che furono anni del gioco delle sperimentazioni all’insegna di contaminazioni e provocazioni, non solo in conseguenza dei grandi movimenti sociali ma anche delle influenze esotiche, in particolare indiane, alimentate dai viaggi che divennero molto in voga tra le nuove generazioni.
Dimostrando ancora una volta un grandissimo intuito e una straordinaria capacità di cogliere e interpretare le dinamiche del momento, lo stile di Bulgari dà prova di un’inesauribile esuberanza creativa che si traduce non solo in sautoir, lunghe e opulenti collane, di chiara ispirazione indiana, ma anche nella trasformazione di oggetti di uso comune del tutto estranei al mondo della gioielleria – come carte da gioco o il motivo a stelle e strisce della bandiera americana – in creazioni preziose di evidente matrice Pop.
«La gioielleria Bulgari diventa il simbolo degli anni ’80. Tutti stanno cercando di copiare il vostro look», disse Andy Warhol in una intervista a Nicola Bulgari. Gli anni ’80 sono teatro di un’altra, importantissima rivoluzione nel mondo della gioielleria, di cui ancora una volta Bulgari fu precursore: la nascita della gioielleria pret-à-porter.
Intuendo un altro profondo cambiamento in atto nella struttura sociale, legato all’emancipazione femminile, Bulgari inizia a creare gioielli modulari, formati dalla ripetizione di elementi ornamentali che si incastrano tra loro in una serie infinita di forme e combinazioni dando vita a delle vere e proprie collezioni. Pur conservando un design ben definito e inconfondibile, questi gioielli modulari presentano caratteristiche di portabilità e versatilità fino ad allora sconosciute.
La gioielleria modulare fu un successo immediato, perché si adattava perfettamente ad una nuova generazione di donne inserite nel mondo degli affari degli anni ’80 che desideravano indossare gioielli in sintonia con il loro ritmo e stile di vita e di lavoro, adatti ad ogni occasione e indossabili in qualunque momento della giornata. Divennero ben presto uno status symbol di successo, un accessorio firmato estremamente desiderabile.
La prima collezione modulare è Parentesi (1982), così chiamata perché l’elemento stilizzato ricorda una parentesi e che diventa ben presto un’icona così come la collezione Spiga, ancora oggi in produzione in cui viene stilizzata la modularità naturalmente presente nella spiga del grano.
Il nuovo millennio
Bulgari segna un’altra svolta nella storia del suo stile e inaugura il duemila con il lancio dell’anello B.zero1, una creazione che ancora oggi rappresenta il suo best seller di tutti i tempi. L’anello B.zero1 ebbe un immediato successo e rappresentò una pietra miliare nel design della maison romana.
Si tratta di un anello dal design deciso, di sapore industriale composto da una fascia cilindrica inserita in due anelli più larghi in cui si fondono due elementi caratteristici dell’iconografia di Bulgari: il Tubogas e il caratteristico logo BVLGARI.
Dallo stile raro e durevole, l’anello si è imposto per quindici anni come un autentico manifesto del design, portatore della ricca tradizione creativa di Bulgari e protagonista di molte interpretazioni.
Il B.zero1 rende inoltre omaggio alla Città Eterna in quanto simbolo del suo ellittico, ininterrotto legame tra passato, presente e futuro, fonte di ispirazione per generazioni di menti creative. In particolare, la maestosa bellezza architettonica di Roma ha nutrito a lungo la sconfinata immaginazione degli artigiani di Bulgari. La forma stessa del B.zero1 non fa eccezione: le sue linee fluide discendono direttamente dall’imponente magnificenza circolare del Colosseo, di Castel Sant’Angelo e del Pantheon, monumenti che hanno segnato il trascorrere dei secoli con grazia e indomabile forza, la cui presenza fisica ispira soggezione a tutt’oggi.
Oggi
L’ultimo grande successo è rappresentato dalla collezione di gioielleria DIVA, che nasce dalla reciproca ammirazione tra Bulgari e le dive del cinema sin dai tempi della Dolce Vita quando le attrici italiane ed internazionali scoprirono il loro amore per il gioielliere italiano.
La collezione Diva, con le sue tonalità ipnotiche e le linee sensuali che alludono alla silhouette femminile, rappresenta l’esaltazione della femminilità italiana. La forma del suo design così identificativa, oltre ad essere radicata nelle origini di Bulgari è profondamente legata alle radici della storia romana poiché per questa collezione la maison ha reinterpretato le tessere del mosaico a ventaglio dei pavimenti, delle pareti e dei soffitti che impreziosivano le Terme di Caracalla, edificate nel 216 d.C.
Giardini Italiani, è l’ultima creazione Bulgari di High Jewellery, una collezione iconica ispirata all’arte del giardino sbocciata nel Rinascimento italiano. Oltre 100 pezzi unici in cui rivivono gli elementi più suggestivi di questa grande arte gli architetti rinascimentali superano la tradizionale imitazione della natura per ridefinirne i contorni, darle una forma e trasformarla in un’opera dell’uomo.
Geometrie degli spazi, sculture vegetali e specchi d’acqua geometrici, ispirano questa collezione in cui Bulgari trova nella natura una grande interlocutrice, per realizzare creazioni di straordinaria bellezza che, grazie alla sapienza dei disegnatori e degli artigiani della maison romana, interpretano gli elementi più suggestivi di questa grande arte.
La sontuosa geometria di siepi e aiuole rivive nella collana Scintillio di cuori, in cui i diamanti di taglio fancy aggiungono un tocco romantico al disegno rinascimentale, e negli orologi del set Geometrie del tempo; lo sfavillio delle fontane, riluce nei due straordinari zaffiri di Concerto d’acque, brilla nei diamanti di Riflessi Magici ed evoca un’immagine di perfetta pienezza con gli oltre 125 carati dello zaffiro di Paradiso d’amore; la poesia intima e vibrante dei fiori, risuona nella botticelliana Incontro di primavera come nella modernissima Giardino segreto; la preziosa leggerezza dei festoni, si dipana lieve tra i sette incredibili zaffiri di Bagliori blu.
20, Ott, 2022 | Nautica
Yacht di lusso: la prima imbarcazione dall’anima green
Di Roberto Luongo
Il primo yacht solare al mondo che unisce alta tecnologia, sostenibilità e lusso.
Un modernissimo yacht di lusso completamente ecosostenibile. Il futuro? No, questa meraviglia da 70 tonnellate è stata presentata al Cannes Yachting Festival 2022 dal marchio svizzero SolarImpact.
I dati tecnici
La prima imbarcazione di lusso a poter solcare i mari in modo completamente green ed ecosostenibile, grazie ai 300 mq di pannelli solari in dotazione per alimentare la propulsione elettrica. Funziona proprio come un’abitazione servita da impianto fotovoltaico: i pannelli assorbono l’energia solare, immagazzinata all’interno di una batteria al litio da 720 kWh, che garantisce fino a 10 ore di navigazione.
Sono due i motori da 500 kW a bordo dello yacht, ovviamente silenziosissimi, elettrici e alimentati a energia solare. Raggiunge inoltre una velocità massima di 22 nodi.
La tecnologica imbarcazione di lusso sfrutta le recenti innovazioni nel campo dell’intelligenza artificiale, che permettono ad una sola persona di condurla autonomamente.
Anche la struttura esterna è innovativa e originale, ed è dotata di una chiglia finora utilizzata solo nelle grosse navi merce o da crociera.
L’interno? Un locale di lusso, composto da ben 4 cabine doppie, una cabina master ed una per l’equipaggio.
Solar Impact: le dichiarazioni dell’azienda produttrice di yacht di lusso
Per l’amministratore delegato Werner Vogeli:
“Il nostro yacht individua nuovi standard su facilità d’uso e praticità. Evitiamo il rumore, le emissioni nocive ed è quindi un passo importante verso la mobilità elettrica nel settore marittimo“
Finora la ricerca dei cantieri navali si è orientata soprattutto per soluzioni legate alla navigazione nelle acque interne, SolarImpact AG punta decisamente al mare:
“Dopo cinque anni di ricerche la visione di una nave/yacht da mare solare – si legge nel comunicato stampa aziendale – con un’estetica futuristica moderna è stato ora realizzato”.
In particolare il cantiere sottolinea la navigazione con mare mosso e con “onde alte diversi metri” ma dove l’imbarcazione “scivola quasi silenziosamente e senza oscillazioni“.
Sicuramente il nuovo prototipo della SolarImpact, non può essere definita una semplice barca, ma un super yacht di lusso!
20, Ott, 2022 | LifeStyle, Turismo
Le isole di proprietà più belle delle celebrità nel mondo
dI Marcela De Pietro (corrispondente da Buenos Aires)
Anche tu sogni una vacanza sull’isola? Egoista Magazine ti farà conoscere alcune delle più belle isole di celebrità di proprietà privata nel mondo!
Le vacanze in barca a vela sono favolose. Non c’è sensazione migliore che arrivare in un’isola pittoresca con spiagge di sabbia bianca e acque cristalline dopo una lunga giornata di navigazione.
Non c’è niente di peggio, però, che scoprire di non essere l’unico ad aver trovato quest’isola, e poi lottare per un metro quadrato di spazio sulla spiaggia.
A volte, invece di combattere la folla e i prezzi di alta stagione, vorremmo avere 10 milioni di riserva per acquistare la nostra isola esclusiva in cui ritirarci. Alcune delle più belle isole di celebrità nel mondo.
E questo è esattamente ciò che fanno i ricchi. Le celebrità possono andare in vacanza nelle destinazioni in barca a vela più romantiche del mondo, ma possono anche semplicemente acquistare il posto se lo desiderano.
Ti facciamo conoscere alcune delle più belle isole delle celebrità di proprietà privata.
Johnny Depp — Little Halls Pond Cay, Bahamas
Si dice che Jonny Depp si sia innamorato di questa splendida piccola isola delle Bahamas dopo aver girato sul posto per Pirati dei Caraibi. Secondo Forbes, Depp ha pagato ben 3,6 milioni di dollari per Little Halls Pond Cay. Ha chiamato due delle sue sei spiagge “Gonzo” e “Brando” in onore dei suoi mentori, Hunter S. Thompson e Marlon Brando. Chiama gli altri come i membri della sua famiglia. Dopo aver sposato la sua compagna, Amber Heard, nel febbraio di quest’anno, la coppia ha organizzato una sontuosa festa di matrimonio sull’isola. Depp ha parlato a Vanity Fair di questo piccolo angolo di paradiso, dicendo: “Non credo di aver mai visto un posto così puro e bello. Puoi sentire la tua frequenza cardiaca diminuire di circa 20 battiti. È una libertà istantanea”.
Pamela Anderson — Isola al largo della costa di Dubai
La maggior parte degli uomini acquista fiori quando sta cercando di riconquistare la propria donna, ma Tommy Lee ha ritenuto che l’acquisto di un’isola privata per la sua ex moglie Pamela Anderson avrebbe funzionato. Così, Anderson ha ricevuto in dono una bellissima isola al largo della costa di Dubai. Inizialmente, intendeva trasformare l’isola in un resort con un hotel ecologico, ma da allora non sono stati fatti progressi né si è parlato dell’argomento. Forse ha intenzione di tenere le spiagge tutte per sé – e non la biasimiamo!

Larry Ellison — Lanai, Hawaii
Con una ricchezza stimata di $ 46 miliardi, l’acquisto di un’isola alle Hawaii per $ 300 milioni non deve essere un gran schiaffo sul conto bancario. Ellison ha acquistato una quota del 97% di quest’isola di 140 metri quadrati dal miliardario David Murdock. Quando Ellison acquistò Lanai, rilevò quasi tutto, comprese le piccole attività locali – ristoranti, negozi di alimentari e gallerie d’arte – e alcune delle attività più grandi, tra cui due dei Four Seasons Hotels, due campi da golf, la piscina comunitaria, e un terzo delle abitazioni dell’isola. Lanai è la sesta isola più grande delle Hawaii, ma la sua popolazione è di soli 3.200 abitanti.
Shakira — Bonds Cay, Bahamas
Shakira ha deciso di acquistare questa splendida isola nel nord delle Bahamas con Roger Waters dei Pink Floyd e il cantante spagnolo Alejandro Sanz. Il Duo ha acquistato quest’isola da 16 milioni di dollari nel 2011, con l’intenzione di trasformarla in una destinazione di vacanza di lusso ecologica, a emissioni zero, progettata come una via di fuga per artisti di tutto il mondo. Bonds Cay si trova a poco più di 120 miglia al largo della costa della Florida e vanta 700 splendidi acri. Ha cinque spiagge, molte baie private, gallerie d’arte, hotel di lusso e tre laghi salati.
Leonardo Dicaprio — Blackadore Caye, Belize
Leonardo Dicaprio acquistò questa splendida isola nel Mar dei Caraibi nel 2005 per un fantastico $ 1,75 milioni. Blackadore Cay è grande 42 ettari e si trova proprio accanto alla bellissima barriera corallina al largo della costa del Belize. Essendo l’ambientalista che è (l’anno scorso ha donato 15 milioni di dollari a enti di beneficenza ambientali), Dicaprio ha in programma di trasformare quest’isola in un eco-resort, la cui apertura al pubblico è prevista per il 2018. Ha in programma di costruire un green hotel, una barriera corallina artificiale e migliorare l’habitat naturale dell’isola. Fortunati noi!
Eddie Murphy — Rooster Cay, Bahamas
Nessun novizio nel settore dell’isola privata, Rooster Cay è stato il secondo acquisto di Murphy. In precedenza possedeva un’altra isola delle Bahamas chiamata Pearl Cay, che era situata proprio accanto a Paradise Island. Dopo aver venduto Pearl Cay nel 2007, ha acquisito l’adorabile Rooster Cay, che secondo quanto riferito è costata $ 15 milioni. Con sei ettari di bellezza naturale incontaminata, Rooster Cay si trova proprio accanto a Nassau.
David Copperfield — Musha CayRicky Martin — Isola ad Angra dos Reis, Brasile
Le isole delle celebrità di Ricky Martin
Nel 2008, la pop star latina ha acquistato quest’isola per la sua famiglia per 8 milioni di dollari. L’isola privata di Martin si trova al largo della costa del Brasile, vicino all’elegante regione turistica delle isole Angra dos Reis. Si dice che questa dispersione di isole sia tra le più panoramiche dell’emisfero australe.
Richard Branson — Isola di Nekker, Isole Vergini britanniche
Il proprietario di Virgin e il magnate degli affari del Regno Unito hanno acquistato Nekker Island nel 1979 per un misero $ 180.000. Fino a quel momento, l’isola di Nekker era disabitata. Sin dal suo acquisto, ha ospitato ospiti come la Principessa Diana, Tony Blair e Nelson Mandela. Branson ha sviluppato l’isola privata con un tema balinese e può ospitare fino a 28 ospiti con spazio per yacht di lusso per l’ancoraggio al largo. Se non sei della stessa statura di questi ospiti famosi, tuttavia, affittare uno spazio su quest’isola ti costerà $ 15.000 al giorno. Branson afferma che i suoi ricordi più preziosi riguardano il tempo trascorso con la famiglia e gli amici a godersi le bellissime spiagge e la barriera corallina dell’isola di Nekker.
Continua a sognare, amici. Questo è tutto ciò che possiamo fare, giusto? Sbagliato! Possiamo noleggiare un motoscafo e salpare verso isole meravigliose in tutto il mondo! Trascorri l’inverno in un luogo caldo e noleggia uno yacht nelle migliori destinazioni di navigazione invernale del mondo.