20, Ago, 2022 | LifeStyle
di GIUSEPPE DE PIETRO
Vivrete una leggenda sui binari, abbandonandovi al fascino romantico dei viaggi in treno e ripartite per esperienze leggendarie a bordo del Venice Simplon-Orient-Express. Qel sogno che sempre avete avuto nella passione per il viaggio sull’Oriente Express, nel treno più mitico del mondo. A bordo torneremo indietro nel tempo, in un’epoca dal fascino nostalgico e intramontabile, dal glamour. Insieme, scriveremo le leggende di domani.
L’Oriente Express è una icona nei viaggi di lusso, l’Orient Express ha segnato un’epoca: nacque da un’intuizione del banchiere belga Georges Nagelmackers (lo stesso che fondò la Transiberiana) che più di 150 anni fa pensò di proporre un nuovo modo di scoprire l’Europa alla borghesia della Belle Epoque che fino alla fine degli anni ‘70 grazie a lui viaggiò sulla tratta da Parigi a Costantinopoli a bordo di treni meravigliosi. Un vero e proprio sogno, che ora si può rivivere partendo dall’Italia, perché l’Orient Express sta per tornare sui nostri binari, più splendente che mai.
Non uno ma sei treni, ciascuno con 11 vagoni spettacolari per 62 passeggeri alla volta, che a partire dal 2023 attraverseranno 14 regioni del nostro Paese, oltre a 3 destinazioni internazionali da Roma verso Parigi, Istanbul e Spalato.
Il nome non è casuale: i nuovi treni rendono omaggio in tutto a quella Dolce Vita splendidamente rappresentata da Federico Fellini nell’atmosfera, nello stile, nel glamour che hanno reso famoso e amato nel mondo il nostro Paese. La livrea e gli arredi interni progettati da Dimorestudio, lo studio internazionale di architettura e design fondato da Emiliano Salci e Britt Moran, incarnano in ogni dettaglio l’arte di vivere all’italiana con dettagli e finiture ispirati alle influenze dei grandi maestri del design italiano anni ’60 e ’70 come Carlo Scarpa e Gio Ponti fino ai grandi artisti del movimento dello Spazialismo che usarono lo spazio e il tempo al centro delle loro composizioni come Lucio Fontana e Enrico Castellani. In ogni treno impreziosiscono 12 cabine Deluxe, 18 Suites, 1 Honor Suite e il ristorante, cuore dell’Orient Express, che sarà un viaggio nel viaggio dove chef e bartender di fama offriranno ai fortunati ospiti un’esperienza esclusiva alla scoperta della nostra tradizione culinaria.
Un assaggio significativo si avrà ancor prima di partire da Roma Termini, dove l’Orient Express avrà una lounge esclusiva allestita in un vecchio edificio di proprietà di Fondazione FS, che sarà ristrutturato completamente con un stile che richiama gli iconici convogli.
Roma ha un ruolo d’eccezione nel progetto, e non poteva che essere altrimenti: con il Rome-Express, nel 1833, fu proprio Georges Nagelmackers a collegare per la prima volta la Francia all’Italia mostrando al mondo il fascino ineguagliabile della città, che da allora divenne uno degli scali turistici più popolari dei viaggiatori.
Per questo sarà proprio a Roma il primo Hotel firmato Orient Express: l’Orient Express Hotel Minerva. Aprirà nel cuore del quartiere del Pantheon, nell’ex Palazzo Fonseca del XVII secolo. Un edificio storico, con colonne e sculture di Rinaldo Rinaldi, discepolo del Canova, sovrastato da una terrazza panoramica con vista Pantheon che, oltre che per la sua bellezza, è stato scelto perché era già tappa del Grand Tour: il posto dove aristocratici, amanti dell’arte, collezionisti, ecclesiastici e intellettuali in tutta Europa, dallo scrittore Herman Melville a Stendhal, soggiornavano di passaggio nella Capitale.
Roma sarà anche il cuore dei viaggi di lusso del nuovo Orient Express: esperienze da uno a tre giorni che, oltre alle tratte che collegheranno l’Italia a Parigi (passando dalla Costa Azzurra),a Istanbul (da Venezia) e Spalato (da Trieste) toccheranno le grandi meraviglie del nostro Paese. Insieme alle città d’arte come Venezia, Firenze, Napoli e Milano, l’Orient Express attraverserà i piccoli borghi dalle Langhe alle colline dell’Umbria, e poi Valdorcia, Costiera Sorrentina fino alla Sicilia. Un itinerario lungo 14 regioni attraverso più di 16.000 km di linee ferroviarie percorribili – 7.000 km delle quali non elettrificate – realizzato grazie alla partnership con Trenitalia – Gruppo Ferrovie dello Stato e Fondazione FS Italiane che rappresentano un legame profondo con il territorio e la storia dell’Italia che offrirà un nuovo modo di vivere il Paese, lento e sostenibile.

«È un privilegio poter far rinascere il marchio Orient Express, riportando in vita il suo raffinato spirito nomade per una nuova generazione di viaggiatori», ha dichiarato Stephen Alden, CEO Raffles e Orient Express (Gruppo Accor). «Il percorso originale del treno fu innovativo per il modo in cui riunì le culture: l’Occidente con l’Oriente, la storia con la modernità. Come “artigiani del viaggio”, faremo rivivere questa esperienza vecchio stile “verso l’altrove”, basata su un simile insieme di paradossi: un viaggio e una destinazione, stupore e ispirazione, movimento e contemplazione. Con panorami spettacolari e diverse culture regionali come sfondo, siamo certi che gli ospiti troveranno l’esperienza dell’Orient Express in Italia davvero indimenticabile».

Dopo il viaggio da sogno di Chiara Ferragni, l’Orient Express è tornato alla ribalta. Si tratta del treno più famoso della storia, che dopo una meticolosa ristrutturazione delle storiche carrozze, permette di attraversare l’Europa, ricalcando i percorsi dell’era d’oro dei viaggi e percorrendo nuovi itinerari del Gran Tour con i servizi più esclusivi a bordo e il fascino d’altri tempi. Vi sveliamo quanto costa questo viaggio nel passato.
Preparatevi a vivere un viaggio nel passato a bordo del Venice Orient Express, si tratta infatti del treno più famoso della storia, realizzato nel 1883 per collegare Parigi a Costantinopoli. Oggi l’Orient Express ha subito una meticolosa ristrutturazione delle storiche carrozze che ha permesso di riportare gli interni all’originaria opulenza e ripristinare i servizi esclusivi a bordo come l’elegante ristorante e il servizio di steward 24 ore su 24. All’iconica tratta Parigi-Constantinopoli (oggi Instabul), se ne sono aggiunte diverse, tra le quali Venezia-Parigi, Parigi-Londra, Venezia-Vienna-Londra, Venezia-Budapest-Londra e Istanbul-Bucarest-Budapest-Venezia. Ogni tratta ha una durata e un costo differente.
Viaggiare sull’Orient Express è un sogno per tanti, si tratta infatti dell’emblema del lusso che viaggia da oltre un secolo in Europa. Sono varie le tratte percorse dall’iconico treno e i prezzi del viaggio variano in base alla tratta scelta, alla durata del viaggio e alla soluzione scelta tra suite o cabina. Il Venice Orient Express è un viaggio innanzitutto nella storia che permette di toccare destinazioni inesplorate e assaporare gusti nuovi, piatti prelibati nelle eleganti carrozze ristorante, godendo dell’esclusivo servizio dai migliori steward in livrea.
Venice Orient Express, quali sono le tratte del treno di lusso. Sono varie le destinazioni che si possono scegliere a bordo dell’Orient Express. Le tratte sono ispirate ai percorsi dell’era d’oro dei viaggi e i nuovi itinerari del “Grand Tour” attraverso l’Italia, la Svizzera, il Belgio e i Paesi Bassi. Il viaggio a bordo del lussuoso treno è sicuramente pervaso di romanticismo e nostalgia grazie alla ristrutturazione delle 17 carrozze originarie del famoso treno in pieno stile anni ’20. Ogni vagone, costruito tra il 1920-1930, ha la sua storia e la sua atmosfera. L’obiettivo del tour è quello di riscoprire i tesori nascosti d’Europa e per riuscirci nel 2021 sono stati introdotti una serie di inediti itinerari e nuove Grand Suite a bordo, come quella su cui ha viaggiato Chiara Ferragni il cui costo parte da 7.350 sterline a persona.
https://www.orient-express.com/the-train-today/
20, Lug, 2022 | Gioielli

di Cristina Colonna Ravazzi
Il raccolto palazzetto di città dove anche Leonardo da Vinci alloggiava mentre dipingeva il Cenacolo è diventato la casa incantata di quindici manichini candidi e con occhi di Swarovski che hanno dato vita a piccoli quadri di vita domestica.
Abiti Haute Couture (di Chanel, Givenchy, Armani Privé e Valentino per citarne solo alcuni) e gioielli “one off” firmati dai migliori brand del mondo (Cartier, Boucheron, Van Cleef&Arpels, Tiffany, Mikimoto etc.) per un concerto d’arpa o una cena di mezzanotte, una conversazione al caminetto o un momento di concentrazione alla scrivania.
Una impercettibile ma focalizzata illuminotecnica messa a punto, valorizzava il potere ipnotico delle pietre preziose, la luce delle perle, lo scintillio dei diamanti, i dettagli sartoriali di abiti che raramente si ha l’occasione di vedere da vicino. Anche per salire a bordo della Maserati parcheggiata nel chiostro i manichini indossavano abiti da sogno creati dal team di Magia 2000.
Per vedere questo spettacolo hanno sfidato la pioggia il chairman di Condé Nast International Jonathan Newhouse, il direttore del magazine Franca Sozzani, Matteo Marzotto, Carine Roitfeld, le top model Eva Riccobono e Bianca Balti, la conduttrice televisiva Filippa Lagerback, il designer di accessori Giuseppe Zanotti. Ma anche, naturalmente, Giorgio Nicola della gioielleria Cusi e i fratelli Pennisi della storica boutique milanese, il direttore della boutique Van Cleef & Arpels Andrea Tripodo, i titolari dei più noti brand italiani di gioielleria come Pilar Coin di Roberto Coin, Andrea Broggian di Mimì, Laura Bicego di Nanis e moltissimi altri.

13, Lug, 2022 | Turismo
Da Portofino a Capri, passando per Positano e Cefalù: le mete italiane preferite dalle celeb per vacanze all’insegna dell’esclusività, rigorosamente vista mare
DI FRANCO GUALTIERI

Capri Palace
Benvenuto su Egoista, il magazine per chi ama viaggiare nel lusso. Parti con noi in giro per il mondo: i nostri esperti esplorano le destinazioni e gli alberghi più amate e ne svelano tutti i segreti, dalle attrazioni da non perdere agli angoli più nascosti, dalle tradizioni locali alle esperienze gastronomiche gourmet.… Quale sarà la tua prossima avventura?
Gli hotel più amati dalle star di Hollywood? Si trovano in Italia, sparsi tra le località di mare più iconiche della penisola, da Portofino a Capri, fino a Positano e Cefalù. Ne abbiamo selezionati cinque, che vi raccontiamo qui nel caso voleste programmare un favoloso weekend a cinque stelle, tra panorami mozzafiato, ristoranti gourmet e, naturalmente, un servizio deluxe.

Splendido Belmondo Hotel

Splendido Belmondo Hotel
Originariamente un monastero del XVI secolo, oggi Belmond Splendido è uno degli alberghi più iconici di Portofino, considerato l’indirizzo d’elezione per un soggiorno in puro stile Dolce Vita sulla Riviera di Levante. Qui Richard Burton ed Elizabeth Taylor sono stati ospiti abituali, e oggi immergersi nella storia e nel glamour di questo hotel cult italiano è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita. In occasione della riapertura del 19 giugno, l’hotel propone un nuovo tour letterario, in barca, sulle orme dei numerosi intellettuali – da Petrarca a Montale passando per Percy Bysshe Shelley, Goethe, Lord Byron e Gabriele D’Annunzio – che nei secoli rimasero affascinati dall’ultimo tratto della costa spezzina, tanto da fargli attribuire il nome di Golfo dei Poeti. A rendere il soggiorno ancor più indimenticabile si aggiungono le raffinate specialità del ristorante La Terrazza, il centro benessere e la piscina con incantevole vista sul Mar Ligure.

Le Sirenuse
Ad Anacapri, il punto più alto dell’isola di Capri, da cui è possibile ammirare tutto il golfo di Napoli, sorge uno degli hotel più amati dal jet set internazionale. Stiamo parlando del Capri Palace, dove arte e ospitalità sono dolcemente assimilati, dove classico e contemporaneo si mescolano, con elegante disinvoltura, dando vita a camere dedicate ad artisti o attori celeberrimi. E non è un caso: da Jackie O fino a Sophia Loren, Audrey Hepburn e Grace Kelly, questo tempio dell’ospitalità a cinque stelle ha accolto tra le sue raffinate suite star del cinema, principesse e First Lady, e si conferma, ancora oggi, l’indirizzo must per chi cerca privacy, eleganza e unicità. Anche l’eccellenza gastronomica italiana trova ampio spazio grazie ai due ristoranti stellati, L’Olivo e Il Riccio, mentre l’attenzione al benessere si traduce nel metodo esclusivo del Prof. Francesco Canonaco che dirige la Capri Beauty Farm. Capri Palace, pronti per un weekend da sogno?

Le Sirenuse
Da quando la famiglia Sersale nel 1951 decise di trasformare la casa al mare in un piccolo albergo di charme, questo hotel affacciato sulla baia di Positano ha conquistato il cuore di tutti, star di Hollywood comprese. Proprio qui, infatti, Reese Witherspoon e Jim Toth scelsero di passare la luna di miele, ma anche Sienna Miller e Anne Hathaway hanno alloggiato qui. Dopotutto, il fascino de Le Sirenuse è innegabile: dalla vista spettacolare sul mare agli arredi classici, tra soffitti a volta e i pavimenti di mattonelle di Vietri fatte a mano, fino alle cene romantiche del ristorante La Sponda, illuminato ogni sera da 400 candele, tutto qui è rifinito nei minimi dettagli. In occasione della riapertura del 2 luglio, inoltre, il bar dell’hotel, ribattezzato Don’t Worry in omaggio al neon dell’artista Martin Creed, si trasforma nel nuovo hot spot che si aggiunge all’Aldo’s Cocktail Bar & Seafood Grill, inaugurato lo scorso anno, e all’elegante ritrovo per l’aperitivo Franco’s Bar.

La Masseria San Domenico
È la Masseria per antonomasia, quella che ha coniato nell’immaginario collettivo l’idea del resort di campagna in Puglia che oggi tutto il mondo mondo ci invidia. Stiamo parlando della Masseria San Domenico, l’esclusivo hotel 5 stelle che dal 1996 accoglie i suoi ospiti tra ettari di uliveti secolari, in una maestosa torre di avvistamento del XV secolo incastonata tra le coste rocciose del mar Adriatico e i pendii sinuosi della Valle d’Itria. In questa oasi di pace fatta di colline verdi, muretti a secco di pietra calcarea, vigneti e sentieri di campagna hanno trovato rifugio anche attori del calibro di Sean Connery e Harvey Keitel. Non c’è da stupirsi: grazie alla dependance San Domenico a Mare è possibile dormire “pied dans l’eau”, per poi lasciarsi tentare dalle ricette della tradizione marinara locale proposte dal ristorante La Nassa, godere dei favolosi trattamenti di talassoterapia o concedersi una partita nel campo da golf a 18 buche, tutte vista mare.
9, Lug, 2022 | Fashion, Moda
Lo show fashion di Valentino riporta l’alta moda sulle scale di Piazza di Spagna con uno show spettacolare ed emotivo.
di Franco Gualtieri
«La donna Valentino!». Il frame, che in questi giorni è rimbalzato ovunque sui social, viene da Donna sotto le stelle, un programma che nel 1992 andava in onda su Rai1 e che, pur con lo stile roboante della tv di quegli anni, dal 1986 dava uno spazio in prima serata alle collezioni di alta moda, cosa mai più successa nella tv italiana. Dal 1993, con il passaggio su Canale5, Donna sotto le stelle si aprirà anche al prêt-à-porter, fino alla definitiva chiusura nel 2003. I video sgranati di quelle serate, e le sfilate che si sono svolte sulla scalinata di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna, nel centro turistico di Roma, sono piccoli grandi vezzi per gli appassionati, ricordi registrati di un’epoca che in molti non abbiamo vissuto, ma che abbiamo visto passare in replica sulle nostre tv.
Tra il partere di Donna sotto le stelle – o meglio, dietro le transenne – c’era anche Pierpaolo Piccioli, quando ancora era uno studente e quando ancora l’idea che un giorno potesse trovarsi alla guida di Valentino era solo nella sua testa. Invece in quel marchio Piccioli ci passerà ventitré anni della sua vita, gli ultimi sei dei quali alla direzione creativa, anni in cui ha riscritto moltissime volte il significato di Valentino: prima nella sua testa, appunto, e poi nell’immaginario collettivo. Così venerdì 8 luglio Valentino, le storie che si porta dietro e quelle che vuole ancora raccontare, è tornato a sfilare su quella scalinata mitologica, con uno show che ha riportato la moda in una città che di moda è anche vissuta, ma che sembra essersene dimenticata. I 102 look che si sono succeduti con studiata lentezza, accompagnati dalla voce limpida di Labrinth, sulla lunghissima passerella naturale che è Roma, erano il compendio di quello che Valentino è per Piccioli, ma anche un po’ per chiunque abbia reclamato un pezzo di questo marchio storico. C’era infatti il rosso, c’erano il bianco e il nero, c’erano le cappe fluide e i lampi fluo distribuiti su gonne, giacche e soprabiti, c’era il Pink della collezione Autunno Inverno 2022, c’erano modelle di tutte le taglie e provenienza, c’erano le tante forme che la moda di Piccioli può prendere: abito fluido che abbraccia il corpo, copricapo di piume che ingigantisce la silhouette, maschera glitterata che confonde i connotati.
La “donna Valentino”, nel 2022, è molto diversa da quella che nel 1992 vedevamo passare sulle nostre tv, ma anche da molta couture che abbiamo visto in questi giorni. Se infatti un buon numero di marchi di alta moda, per motivi che hanno molto a che fare con l’economia post Covid, hanno cementificato il loro immaginario conservatore (basta pensare a Chanel), Pierpaolo Piccioli continua invece a mantenere Valentino in perenne tensione, nella costante ricerca della bellezza e delle sue molteplici forme. Si tratta di abiti per loro natura elitari, certo, come ha dimostrato la passerella finale di tutto l’atelier: per crearli ci vogliono tante persone e tanto talento, conoscenza, ci vuole infine capacità immaginifica di superare i limiti della tridimensionalità, visto che «l’ artigianalità dell’alta moda cita la pratica artistica, anche senza volersi identificare con essa», come ha scritto Piccioli nella lettera che accompagnava le note dello show. Ma sono anche abiti che, da Trinità dei Monti all’atelier di Piazza Mignanelli, possono regalare un momento di bellezza per tutti, compresi gli studenti che erano presenti alla sfilata e che Piccioli ha voluto apposta portare al di qua delle transenne. Perché chissà cosa c’è nelle loro, di teste.
16, Ott, 2021 | Fashion, Moda
di Giuseppe De Pietro

at their home in milano, 2001
Domenico Dolce e Stefano Gabbana: “Scontriamo continuamente, amichevolmente, sulle nostre idee” Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono stati scelti come famiglia di lavoratori 35 anni fa. Insieme, tra alti e bassi, hanno costruito uno storico impero tessile basato sulle loro radici e tradizioni. Abbiamo parlato con loro e abbiamo ritratto la modella Marta Ortiz interpretando le icone della maison italiana per le strade di Madrid. Sembra ieri che io e Domenico abbiamo iniziato. I primi anni sono stati devastanti, in ufficio sette giorni su sette, non uno libero. Abbiamo condiviso un obiettivo e l’entusiasmo che da sempre mettiamo nel nostro lavoro e che ci ha portato qui”, racconta Stefano Gabbana (Milano, 1962) guardando indietro [perché, sì, c’è ancora spazio per qualche festa in questo 2020] i suoi 35 anni d’amore creativo con l’anima gemella Domenico Dolce (Palermo, 1958).
La metà migliore del suo lavoro, un rapporto professionale –come ce ne sono stati pochi nella moda– che rimane forte e più sano che mai, nonostante i tanti disaccordi che, come ogni coppia, hanno dovuto affrontare. La sua storia è nota a tutti: un giorno del 1981 Domenico riesce a rispondere alla chiamata di Stefano chiedendo un lavoro come assistente nello studio del designer Giorgio Correggiari. È entrato, ovviamente. E quattro anni dopo stavano mettendo in scena il loro primo spettacolo come Dolce & Gabbana con una Milano nel suo periodo di massimo splendore come sfondo, assetata di nuove idee. Domenico ha ereditato il gusto per la sartoria dalla sua famiglia e Stefano, che aveva studiato grafica, ha completato il suo mestiere. Un ripieno perfetto non esente da discussioni che, si dice, sono quelle che alla fine portano ai migliori progetti: “Ci piace discutere!”, scherza Stefano. “Ci confrontiamo continuamente, amichevolmente, sulle nostre idee. A me piacciono alcune cose, a lui piacciono altre”. Come nelle migliori famiglie, vai. E il suo non sarebbe stato inferiore. “Ma l’importante è trovare sempre un equilibrio, una soluzione che ci renda felici entrambi. Durante il confinamento abbiamo discusso molto. È normale avere opinioni diverse! Siamo due facce della stessa medaglia”, dice Domenico.
Cosa c’è di più allegro e spensierato delle luminarie in una sera d’estate? Parte da qui, dalle mille luci colorate di una festa italiana, la collezione ‘Light therapy’ di Dolce e Gabbana, che sfila a Milano dopo due edizioni digitali. Ed è una festa, per gli stilisti, tornare a proporre le loro creazioni su una passerella tutta scintillante proprio di luminarie, per dare “un messaggio di allegria e spensieratezza in uscita – raccontano – da questo lungo tormentone”. Ed è un invito a uscire, a divertirsi, anche la collezione per la prossima estate, dove le luci si traducono in ricami di cristalli coloratissimi, che formano ancora motivi di luminarie sugli smoking, i jeans, i blazer, i bomber, i pull e i pantaloni.
Quando stavano disegnando la collezione, un trionfo di broccati, gessati, pizzi, paillettes e pennellate di colore – raccontano gli stilisti – hanno pensato che il lavoro di oggi ricordava loro quello del 2000, quando in opposizione ad anni di minimalismo proposero “una collezione donna massimalista che ebbe un gran successo”.
E ora, per quei giovani nati dopo l’anno 2000, Dolce e Gabbana tornano a proporre “quel momento di ricchezza, apertura ed edonismo” che aveva David Beckham come pioniere e icona dell’edonismo maschile. Allora “si andava nei locali, si usciva, si viveva fuori” ed è l’invito che fanno ai giovani ora: “volevamo far uscire la gente dai social” raccontano, spiegando che “quel che rimarrà del covid è l’isolamento sociale, che porta alla depressione, perché non si ha il coraggio di affrontare la vita, con le sue emozioni”. Il messaggio è: aprirsi! e lo dicono chiaramente le camicie che lasciano vedere il busto “non da playboy, ma proprio con quell’idea lì: apriti, affronta la vita, divertiti”.
In questo c’è anche il ritorno alla sensualità: “c’è molto testosterone – ammettono – ed è una cosa normale”. E se negli anni 2000, citati nelle T-shirt bianche con la scritta ‘2000 fashion moment’, l’idolo era David Beckham, ora i modelli sono i giocatori della nazionale di calcio azzurra: “belli, giovani e aitanti”. E soprattutto italiani, perché la collezione non è solo “un inno alla vita, all’aggregazione” ma anche all’Italia. Ed ecco le tute sportive tricolore, i completi canottiera e shorts in raso di seta sempre nei toni della bandiera, portati con tanto di corona. A indossare le nuove creazioni, 95 ragazzi, “l’80% italiani e multietnici, uno con la corona è di colore e – raccontano – è italianissimo, è una bella generazione”. Sono giovani che hanno la fluidità nel dna, “non hanno barriere come noi, hanno un modo diverso di essere sicuri di sé, noi abbiamo troppi preconcetti nel giudicare, loro non pensano invece a giustificarsi”. Se per i ragazzi mettersi lo smalto è assolutamente normale, la cronaca racconta che c’è ancora chi viene bullizzato e picchiato per questa scelta.
“Rimaniamo sbigottiti – commentano gli stilisti – che succedano ancora queste cose, l’intolleranza purtroppo è ovunque, noi facevamo queste cose già nel ’94 e all’epoca abbiamo ricevuto insulti e censure per una campagna con un ragazzo con lo smalto”. Ora quei ragazzi fluidi e senza preconcetti sono ovunque, ed è per loro questa collezione, con cui Dolce e Gabbana festeggiano il ritorno live perché “una sfilata digitale è come uno spaghetto congelato e la moda è emozione e condivisione, un modo per stare e – concludono – ricominciare insieme”.