30, Mar, 2022 | Enogastronomia
Sergio Ferroni
Cia-Agricoltori Italiani all’opera per il grande ritorno di Vinitaly, a Veronafiere dal 10 al 13 aprile, dopo due anni di stop and go agli eventi fieristici causa pandemia. Tutto pronto, quindi, al Padiglione 10 Stand D2 del Salone internazionale dei vini e distillati, dove Cia attenderà operatori commerciali, nazionali e stranieri, insieme a 19 aziende associate di sette regioni d’Italia. Nello spazio espositivo Cia con enoteca, area riservata agli incontri con i buyer e spazio meeting, in programma undici eventi di degustazione, organizzati insieme a una collettiva di aziende associate e supportati da sommelier professionisti. Ci saranno etichette di Piemonte e Lazio, regioni rappresentate anche dai giovani del vino. Cantine di Toscana, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna. E ancora, le produzioni vitivinicole solidali delle aziende aderenti alla rete del Forum Nazionale Agricoltura Sociale e quelle delle donne del vino di Piemonte e Marche. “La scuola del palato” proporrà, infine, più momenti degustativi delle differenti Tintilie del Molise. Domenica 10 aprile alle 16 nell’Area Meeting Spazio Mipaaf, Cia dedicherà alla giornata inaugurale del Vinitaly, anche il convegno su “La qualità delle produzioni vitivinicole a partire dal materiale di moltiplicazione. Stato dell’arte e prospettive” promuovendo il confronto, in chiave innovativa e sostenibile, con tecnici ed esperti del settore. Prima di cominciare, dal 6 al 9 aprile, spazio con Cia anche al tour incoming per operatori commerciali esteri. In collaborazione con l’Agenzia Ice, anticipando il Salone, si va alla scoperta dei vini della Puglia.
“Serve una nuova stagione per l’export del vino Made in Italy che tenga conto di due anni di pandemia e della crisi economica e geopolitica internazionale per la guerra in Ucraina -ha detto il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino in occasione della conferenza stampa di presentazione di Vinitaly 2022-. Adesso -ha aggiunto- il ritorno in pieno stile del Salone a Verona può guidare, ampiamente, la ripresa e il rilancio sui mercati, anche nuovi e alternativi, di un settore che tiene ancora l’Italia al secondo posto, tra i Paesi esportatori, con 7,1 miliardi di fatturato nel 2021”.
“Guardiamo al prezzo da pagare per restare competitivi e mettere al sicuro il reddito degli imprenditori, ma -ha concluso Scanavino- non arretriamo neanche di un passo sulla transizione ecologica e digitale che da tempo sta coinvolgendo anche la filiera vitivinicola nazionale che avrà bisogno di rinnovate strategie di promozione e consolidate azioni per rimarcare il valore del vino, quale fattore caratterizzate della Dieta Mediterranea, riconosciuta in tutto il mondo”.
25, Mar, 2022 | Arte
Foto Cover – Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona con il ritratto di Ferdinando d’Aragona
In viaggio dentro le collezioni d’arte e i palazzi storici ristrutturati da Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, che ha recentemente concesso in esposizione un arazzo di Raffaello in mostra fra Palazzo Abatellis, Castello Ursino di Catania e Palma di Montechiaro.
A macchia d’oro, lucente, prezioso. Dilagante in tutto il centro-sud Italia e in Sicilia, in gran parte sconosciuto ai più e con la voglia di essere scoperto per davvero. Il patrimonio d’arte e architettura che Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona accarezza e svela ogni volta e in qualunque luogo e modo sia possibile, è un enorme museo diffuso, ha in Sicilia e a Palermo in particolare uno dei pilastri fondanti e oggi, dopo aver collezionato, con lo splendido Palazzo Costantino, visite da record nell’ultima occasione di apertura al pubblico, si racconta per bocca del suo mecenate a I Love Sicilia. Una collezione che tra le gemme al bavero vive anche di un arazzo magnifico di 5 per 3,5 metri, raffigurante Anania e Safira: Raffaello, declinato alla siciliana, in un racconto che sorprende chi non lo ha mai ascoltato. “La presenza di Raffaello in Sicilia è decisiva dal punto di vista della produzione artistica e dell’impressione fortissima di stile. Allo Spasimo campeggiava una sua tavola originale, replicata nell’Isola in circa venti copie e trasportata nella penisola iberica durante la dominazione spagnola – spiega Bilotti..
La sua influenza ha investito tutto il Rinascimento siciliano. L’arazzo è stato esposto in occasione delle celebrazioni della Cappella Sistina ed è attualmente in mostra in Sicilia: è stato da settembre ai primi di febbraio a Palazzo Abatellis, da lì si è spostato al Castello Ursino di Catania e concluderà il tour espositivo a Palma di Montechiaro Raffaello: Millequattrocento, anzi Millecinque. Citiamo approssimativamente in maniera dissacrante ma non troppo Troisi-Benigni: lei da dove viene? Cosa ci porta? Sì, ma dove va? E qual è il rapporto con la Sicilia? “Sono campano di origine, sono nato a New York, ho studiato a Roma, ho vissuto in Calabria ma da vent’anni Palermo è il mio principale riferimento. Tutti i luoghi che ho citato sono divenuti scenari di importanti musei in collaborazione fra pubblico e privato”. Un mecenate, dunque: la definizione le sta stretta o larga? “Sulla scia delle iniziative familiari, tra passione e concretezza sono nati vari musei dove hanno trovato collocazione permanenti le raccolte della mia famiglia e mie personali, finalmente accessibili a tutti con spirito di condivisione. Nel 2006 abbiamo inaugurato il Museo ‘Carlo Bilotti’ all’Aranciera di Villa Borghese, l’antico Casino dei giochi d’acqua. Tra architetture seicentesche e statue romane colossali, sono esposti i ritratti familiari eseguiti da Andy Warhol, le tele metafisiche di de Chirico, quelle futuriste di Severini. La Collezione Bilotti, che presenta gli stessi artisti del Guggenheim, è caratterizzata da committenze dirette; alcuni cicli sono nati dalla visione imprenditoriale di coniugare arte e comunicazione, così Carlo Bilotti da presidente di Pierre Cardin aveva commissionato a Warhol quadri con i fiori Mimosa e ylang ylang, dalle cui essenze si ricavano i profumi femminili Pierre Cardin, concependo un nuovo linguaggio creativo per pubblicizzare i prodotti. Nel 1983 in Campidoglio, nella sala Orazi e Curiazi, abbiamo esposto la serie dei Warhol verso de Chirico. Altre commesse dirette a Lichtenstein: Twombly, Kiefer e Niki de Saint Phalle, tra le quali la bottiglia per la cosmesi con serpente a due teste e molte coloratissime sculture. Ancora Warhol con Double Elvis, la serie delle orchidee, delle scarpe e dei Camouflage lunghi ognuno più di 10 metri”. Piano, per favore. Non abbiamo finito? “No, affatto. Sono numerosi i Picasso, Chagall, Mirò, Calder, Clemente, Dalì, De Kooning, Dubuffet, Fontana, Kandinsky, Leger,Mirò, Rauschenberg, Tapies, che abbiamo esposto a rotazione dalle Scuderie del Quirinale nella mostra Artisti della materia 2006 , a Cosenza nel convento Sant’Agostino per Da Picasso a Warhol nel 2005 e le tele di Saville a Palermo alla Gam nel 2006. Nel 2004 abbiamo dato vita al MAB, il Museo all’Aperto a Cosenza, con un articolato itinerario tra le avanguardie, dal cubismo di Severini al futurismo di Balla, dalla metafisica di de Chirico al surrealismo di Dalì. Nel 2011 nasce il Museo ‘Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona’ nelcastello di Rende, le cui vicende storiche sono ricordate da Dante. Ho istituito il Museo della ceramica di Calabria a Rende. E ancora, Casa delle Culture, con le donazioni mie e di Irene Telesio. Basta così? “Abbiamo portato il futurista Umberto Boccioni nella Galleria nazionale della (sua) Calabria. Marinetti voleva vi fosse esposta la scultura più emblematica, Forme uniche nella continuità dello spazio, che è rappresentata sulla moneta da 20 centesimi. Dopo 78 anni sono riuscito a farlo, donando la scultura”. Bello, bellissimo. E Palermo? Un sogno realizzato? “È proprio la dimensione del sogno a connotare il mio periodo palermitano. Palermo è un sogno bellissimo, un amore a prima vista, forse suggeritomi dalla lettura precoce de Il Gattopardo. Qui tutto mi ha attirato: storia arte architettura e bellezza, qui ho sentito forte l’identità spagnola e normanna dei miei avi. Quando venni a Palermo per la prima volta mi colpì subito che così tante dimore fossero chiuse e meraviglie come i palazzi Valdina e Geraci, sul Cassaro, ancora ridotti a macerie belliche. A distanza di 22 anni traccio il bilancio, che non è fatto di numeri e tabelle, ma di percorsi accidentati, attese, infiniti tentativi di sopravvivere a una burocrazia asfittica ed asfissiante”. Torniamo alle cose belle: Palermo e i palazzi rinati. “Sì. Palazzo Oneto di Sperlinga, l’antica dimora dei Siragusa Valdaura narrata anche da Sciascia. Passato ai genovesi Oneto, che lo ricoprirono di apparati barocchi, stucchi di Procopio Serpotta e affreschi di Gaspare Serenario. Ancora cantiere l’ho inserito nei percorsi di Manifesta con la colossale installazione di Massimo Bartolini Caudu e Fridu, una gabbia- prigione di luminarie spente tipiche delle feste siciliane, con un neon che ricalca un graffito dello Steri, sede dell’Inquisizione; Palazzo di Napoli ai Quattro canti, le cui facciate culminano con lo stemma aragonese. I quattro pali rossi in campo d’oro inquartati con l’aquila sveva, a seguito del matrimonio di Pietro d’Aragona il Grande, protagonista dei Vespri, e Costanza di Svevia, dai quali discendo. I simboli aragonesi e svevi divengono emblemi della Regione come i colori”. Ci descrive il progetto? “Il primo progetto ha riguardato l’accorpamento del Palazzo Di Napoli al confinante Costantino, dopo aver ricongiunto le pluriproprietà nelle quali era frazionato e riuscendo a restituire la distribuzione spaziale unitaria come concepita dal Marvuglia e la scenica fuga dei saloni. Ho rintracciato porte, sopraporte, camini pensati per il palazzo che erano finiti sul mercato antiquario fiorentino mentre il pavimento maiolicato barocco con la Nascita di Venere era stato venduto all’asta a Parigi nel marzo 1997 all’Hotel George V. Ma purtroppo…”. Cosa? “Il progetto di albergo-museo si è infranto sui tempi delle procedure amministrative. Ho cercato dunque di musealizzarlo offrendolo in concessione alla Regione. Con il fermento apportato da Manifesta 2018 si schiudeva una nuova opportunità, di portare il Maxxi a Palermo ai Quattro canti. Giovanna Melandri, presidente della Fondazione, lo aveva inserito nel generale upgrade strategico del museo. Un’altra sfida ha riguardato Palazzo Burgio in via Garibaldi, l’antica Via di Porta di Termini, scenario della grande edificazione barocca. Fatiscente e diroccato, ma sopravvivevano l’eccentrica stanza della scimmia, l’imponente cavallerizza con il colonnato di Billiemi, lo scalone in marmo rosso e l’infilata dei saloni rococò, con stucchi a rocaille”. Altro? “Mi sono imbattuto nella sconsacrata Chiesa del Giglio e nella sua canonica, sulla scia del progetto di mio zio Carlo con Warhol, il cui modello del 1983 è esposto a Pittsburgh nel Warhol Museum. Un luogo d’arte e meditazione in senso laico, spirituale non legato a specifica religione, su modello della Rothko Chapel a Houston e Matisse in Provenza, così abbiamo commissionato a Jenny Saville che, trasferitasi in quegli anni a Palermo, ha realizzato a Palazzo Cutò il trittico The atonement studies. Le condizioni incontrollate del quartiere hanno fatto desistere dal collocare le opere”. I palazzi ma anche i quartieri circostanti, densi anch’essi di storia e, ahinoi, fatiscenza. “Per il Capo avevo coinvolto la Maire Engineering – Immobiliare Fiat per un grande progetto che avrebbe coinvolto tutto il quartiere. Si era ipotizzata, con la partecipazione pubblica, l’acquisizione di quanto era abbandonato da parte del Comune, finanziato dall’immobiliare che avrebbe creato le infrastrutture e restaurato i palazzi. Alla Vucciria avevo addirittura riunificato un isolato costituito da plurifrazionate unità di cinque palazzine semidistrutte: avevo pensato a un ostello tipo svedese. Ma intoppi di tutti i tipi hanno lasciato gli immobili nello stato potenziale”. Da dove arriva questo famelico impegno per il bello? “Ciò che ho fatto mi è venuto spontaneo. A un gruppo di giovani artisti, ho dato in comodato gratuito un grande appartamento in via Sant’Agostino dove hanno potuto fare la loro residenza, Dimora OZ, un luogo dove esprimersi, creare ed esporre. Ho promosso diverse esposizioni, come le tele di Jenny Saville. Ho esposto e continuo a esporre l’arazzo di Raffaello a celebrazione del cinquecentenario della morte dell’artista. Ho fatto anche diverse donazioni ai musei siciliani”. Quali? “Nel 2008 alla Gam ho donato due grandi sculture di de Chirico, Archeologi e Ettore ed Andromeda, poste nella sala dello stenditoio, e i bronzi di Igor Mitoraj Asclèpios, di Giacomo Manzù Penelope, di Salvador Dalì Omaggio a Newton, di Pablo Picasso Volto in vetro in collaborazione con Costantini, di Archipengo Donna con fiori, e ancora sculture di Emilio Greco, Pericle Fazzini, Salvatore Fiume, Schifano. Ho donato anche la serie di cinque dipinti di fiori Rotella e un disegno di Damien Hirst a me dedicato, Death is irrelevant, ma anche un nucleo di maestri antichi come Pietro Novelli detto il Monrealese, Leto, Cercone…. Ai due palazzi della ex Provincia, rispettivamente a Palazzo Comitini ho donato i ritratti a olio settecenteschi dei Gravina mentre per lo scalone di Palazzo Sant’Elia le statue marmoree di Maddalena Pallavicino signora delle Egadi, arcipelago poi venduto ai Florio, una statua di Domenico Gagini e un’altra di Ugo, oltre a un arco di Consagra. Alla Regione ho donato il rilievo parietale con ritratto di Carlo Di Napoli di Ignazio Marabitti, proveniente dall’atrio di palazzo delle Aquile ma restituito nel ‘700 alla famiglia, rimasto per secoli nel palazzo dei Quattro canti e oggi nel museo di Palazzo Ajutamicristo”.
Articolo di Salvatore Ferro per il Giornale I Love magazine
21, Mar, 2022 | Cultura
di Roberto Luongo
In occasione dell’imminente gara di cavalli Dubai World Cup , la celebrity italiana Princess Bee pubblica l’NFT “Winners”, nuovo omaggio al Governatore dì Dubai e a suo figlio. Dubai – La celebrity Italiana più amata in Medio Oriente Princess Bee (alias Benedetta Paravia) ha pubblicato il suo primo NFT su Open Sea, la piattaforma dove comprare e vendere NFT nel mondo. L’NFT è stato creato da un’immagine originale scattata da lei stessa durante The Royal Ascot 2016 nella Parade Ring. La bella immagine ritrae il padre vincitore Sheikh Mohammed bin Rashid al Maktoum e suo figlio Sheikh Hamdan mentre guardano la Regina Elisabetta. L’immagine è stata creata in modo sorprendente elaborando 30 cavalli Godolphin. “Amo partecipare al Royal Ascot e alla Dubai World Cup. Quest’anno, dato che è l’anno dell’Expo, ho deciso di trasformare una delle foto più belle che ho scattato in NFT per celebrare l’occasione della Coppa del Mondo di Dubai e l’impegno dei leader di Dubai nel rendere l’anno di Expo indimenticabile per tutti noi, nonostante le sfide e le difficoltà di questo momento storico” – ha affermato Princess Bee. L’NFT è stato quotato 3M di AED e in caso di vendita Princess Bee utilizzerà l’importo per implementare “The Intercultural Project”, un programma educativo che porta avanti dal 2005 a beneficio delle studentesse della Zayed University che vengono selezionate per frequentare corsi speciali in Italia, visitando i meravigliosi siti UNESCO, i musei e incontrando le autorità italiane, con il Patrocinio dell’Ambasciata d’Italia negli Emirati Arabi Uniti. “Il primo sponsor di The Intercultural Project è stato Sua Altezza lo sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum in persona” – ha affermato Princess Bee – “per questo motivo e per il fatto che ammiro la sua leadership visionaria sarò sempre grata agli Emirati Arabi Uniti”. – ha concluso l’appassionata di Dubai, che lo scorso anno ha ricevuto dal Ministero della Cultura emiratense la lettera di raccomandazione per la Visa d’Oro e a gennaio ha lanciato la canzone “Only Dubai”.
16, Mar, 2022 | Turismo
Concediamoci di pensare a un viaggio da sogno in una destinazione capace di rispondere alle esigenze di tutti i componenti della famiglia, che soddisfa l’indole multiforme dei nostri figli, lasciando tracce di un’esperienza indimenticabile. La destinazione ideale è l’arcipelago delle isole delle Bahamas: 700 isole e 16 destinazioni insulari uniche e una proposta per tutti. Le isole dell’arcipelago delle Bahamas sono nate per essere esplorate: lo si può fare nei panni di Cristoforo Colombo alla ricerca di nuove terre, in quelli di un pirata o di uno spirito avventuriero in cerca di un nascondiglio. Ma anche in quelli più attuali di giovani attivisti per l’ambiente e amanti della natura. Quel che è certo è il risveglio dell’animo esploratore e avventuriero dei piccoli visitatori!
Per gli amanti del brivido: Aquaventure Water Park a Paradise Island
Aquaventure è sinonimo di puro divertimento: lunghissimi scivoli ad alta velocità, rapide e onde, 20 diverse aree dedicate al nuoto, spettacoli con giochi d’acqua per i più piccoli e 11 piscine refrigeranti. Tropicale, coinvolgente, interconnesso è perfetto per tutta la famiglia. L’ingresso è gratuito per gli ospiti dell’Atlantis Resort. Maggiori informazioni: https://www.atlantisbahamas.com/things-to-do/aquaventure-water-park
Per aspiranti ambientalisti: Ardastra Gardens & Wildlife Conservation Centre, Nassau
Ardastra Gardens è stato progettato nel 1937 dall’orticoltore giamaicano Hedley Edward, seguendo l’ispirazione di ‘un’utopia di pace, bellezza e tranquillità’. I giardini sono diventati, in seguito, una riserva naturale che dà accesso a un privilegiato punto d’osservazione del fenicottero caraibico, specie in estinzione e portato ad Ardastra da Inagua negli anni Cinquanta, e di altre 135 specie d’animali. Oggi questi giardini sono meta di migliaia di visitatori che ogni anno rimangono affascinati dall’eleganza dei fenicotteri e dal contesto esotico naturalistico perfetto. Maggiori informazioni: https://ardastra.com
Per gli avventurieri: da un’isola all’altra alle Exuma
Le famiglie in cerca di una gita all’insegna dell’avventura dovrebbero trascorrere una giornata esplorando le 365 isole delle Exuma. Famose per le spiagge libere, gli isolotti deserti e le coste di bellezza pura, nonché le abitazioni di molte celebrità, queste isole offrono l’ambiente ideale per un’avventura familiare davvero magica. I punti salienti della visita includono una sosta per vedere gli iconici maialini, una nuotata con gli squali nutrice a Compass Cay e un’immersione nella Grotta di Thunderball resa famosa dal film ‘Agente 007 – Thunderball (Operazione tuono)’. Exuma Sunrise Tour propone escursioni private giornaliere alle Exuma inclusive delle attività su citate a partire da 970 Euro. Per le prenotazioni: www.exumasunrisetour.com
Per gli amanti della storia: pirati di Nassau
Le Bahamas hanno fatto da sfondo ad avvincenti storie folcloristiche legate ai pirati: le isole dell’arcipelago, infatti, furono predilette da alcuni dei più temibili e famosi pirati della storia – come il noto Barbanera – per nascondersi. Per coloro che desiderano avvicinarsi alle riproduzioni di navi pirata e saperne di più sul ruolo delle Bahamas nella storia stessa della pirateria, il Museo dei Pirati di Nassau è il luogo perfetto per trascorrere un pomeriggio. I visitatori possono passeggiare attraverso una serie di mostre interattive per immergersi nella Nassau al culmine dell’età d’oro della pirateria tra il 1690 e il 1720, conoscere il codice dei pirati e scoprire i segreti di meno note ma non certo meno spietate, piratesse. L’ingresso costa 12 Euro gli adulti e 6 Euro i bambini. Maggiori informazioni: http://www.piratesofnassau.com/
Per gli amanti della natura: Lucayan National Park, Grand Bahama
Il Lucayan National Park è il 2° parco più visitato delle Bahamas e gioca un ruolo molto importante nell’economia di Freeport. Protegge uno dei sistemi di grotte sottomarine più estesi al mondo, resti preservati degli indiani Lucayan e ambienti naturali come foreste di pini, insenature di mangrovie, barriere coralline e la famosa Gold Rock Beach. È il parco perfetto per gli amanti della storia e della natura, ma anche dell’avventura: qui potrete trovare la proposta di tour naturalistico in kayak di sei ore completamente guidato e inclusivo il pranzo su una spiaggia ombreggiata. Il tour è adeguato ai bambini di tutte le età. Maggiori informazioni: https://bnt.bs/explore/grand-bahama/lucayan-national-park/
Isole Bahamas
Le oltre 700 isole delle Bahamas offrono attività di pesca, immersioni, attività nautiche, birdwatching e molto altro di livello mondiale, migliaia di chilometri di acque tra le più spettacolari della terra e spiagge incontaminate, che aspettano famiglie, coppie e amanti dell’avventura. Esplora tutte le isole su www.bahamas.com o su Facebook, YouTube o Instagram per vedere perché è meglio alle Bahamas! Maggiori informazioni sulle isole di Bahamas: https://www.bahamas.com/it , Facebook, YouTube e Instagram
14, Mar, 2022 | Arte
Sergio Ferroni
Amatissimo dal grande pubblico, mito per i giovani e fenomeno social, è l’emblema dell’artista contemporaneo che unisce talento a grande capacità di comunicazione. Amatissimo dal grande pubblico, mito per i giovani e fenomeno social, è l’emblema dell’artista contemporaneo che unisce talento a grande capacità di comunicazione. Arthemisia propone la sua prima mostra antologica, esponendo tutte le opere realizzate fino ad oggi. Palazzo Bonaparte a Roma ospita dal 12 marzo al 3 luglio 2022 la prima grande mostra dedicata a JAGO. Pseudonimo di Jacopo Cardillo, classe 1987, Jago è scultore potente attento agli esempi della nostra tradizione e universalmente noto come “The Social Artist” per le innate capacità comunicative e il grande successo che riscuote sui social. Sicuro talento nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, Jago arriva direttamente al cuore del pubblico che lo ama, anzi lo adora. Paragonabile in tal senso a una rockstar, trasmette l’amore per l’arte ai giovani: le dirette streaming e le documentazioni foto e video – attraverso le quali coinvolge il suo pubblico sul web – raccontano il processo inventivo di ogni opera e il percorso condiviso consente una diretta partecipazione dei suoi followers al singolo passaggio esecutivo. Nelle sue opere, utilizza anche elementi tragici in un costante gioco di rimandi, con una visione sempre tesa alle tematiche del presente, suscitando provocatoriamente negli spettatori riflessioni sullo status dei nostri tempi. A Palazzo Bonaparte la genialità di JAGO viene documentata per la prima volta in una mostra che riunisce una serie di opere realizzate fino ad oggi, dai sassi di fiume scolpiti (da Memoria di Sé a Excalibur), fino alle sculture monumentali di più recente realizzazione (come Figlio Velato e Pietà), passando per creazioni meno recenti ma più direttamente mediatiche quali il ritratto di Papa Benedetto XVI (Habemus Hominem). Curata da Maria Teresa Benedetti, la mostra connota gli elementi chiave di un lavoro continuamente in fieri, capace di costante arricchimento. “ … La mia scultura è lingua viva. Utilizzare una lingua non significa copiarla. Mi riconosco in un linguaggio e lo adotto: sento l’esigenza di realizzare un collegamento con quello che vedo, senza spirito di emulazione. Sono me stesso.” Prima testimonianza è lo scavo sui grandi sassi raccolti nel greto di un fiume alle pendici delle Alpi Apuane, pazientemente scavati nel desiderio di raccontare una storia personale e umana. Pietà e violenza si intrecciano nello sguardo dell’artista. Sorprendente è la scardinante nudità del Pontefice emerito, mentre l’immagine di una Venere (2018), priva della giovanile venustà, sconcerta e induce a riflettere sul valore simbolico della bellezza. D’altro lato incalza un drammatico oggi con la presenza del Figlio Velato (2019), icona simbolica di tragedie senza tempo, cui si connette l’intensa meditazione sul dolore, racchiusa nella desolata monumentalità della Pietà (2021). Ancor prima, l’artista ha proposto un tema svincolato da ogni rapporto con la storia, nel replicare la sequenza del battito cardiaco in Apparato Circolatorio (2017). Palazzo Bonaparte si trasformerà inoltre in uno studio d’artista: durante i mesi di mostra Jago lavorerà alla sua prossima imponente scultura all’interno della sede espositiva. Saranno anche organizzate visite straordinarie alla mostra, guidate dallo stesso Jago. L’esposizione JAGO. The Exhibition è prodotta e organizzata da Arthemisia con la collaborazione di Jago Art Studio.
La Mostra
Emblema dell’artista contemporaneo, che unisce talento creativo e rara abilità comunicativa, Jago afferma di sé: “mi considero un uomo e uno scultore del mio tempo. Utilizzo il marmo come materiale nobile legato alla tradizione ma tratto temi fondamentali dell’epoca in cui vivo. Il legame col mondo è fortissimo. Guardo a ciò che mi circonda, gli do forma e lo condivido.”
Scultore e comunicatore, Jago incarna la complessa figura dell’artista che si affida solo a sé stesso senza mediazioni, assumendosi per intero il compito di dialogare con il mondo. Attraverso le sue opere fornisce al pubblico una lettura personale della storia, risignificandola e utilizzando un materiale nobile come il marmo, appartenente alla tradizione, e procedimenti esecutivi classici (dal disegno al modello, dal bozzetto d’argilla al calco in gesso), insieme all’adozione della figura umana come soggetto prevalente. Un codice e un linguaggio si esprimono nell’asperità di superfici ruvide, lontane dalla levigatezza, dalla lucentezza e dalla grazia di molte sculture del passato, ribadendo l’aspetto contemporaneo di un’inevitabile corrosione del tempo. Nella puntuale ricerca di stimoli sempre nuovi, emerge in Jago un preciso interesse per elementi apparentemente inanimati da valorizzare, tale è il caso del sasso, scarto del processo di cavatura del marmo gettato nel fiume, forma capace di sollecitare emozioni e sviluppi. È il caso dell’opera giovanile La pelle dentro dove la capacità dell’arto di penetrare in maniera veemente all’interno della materia è in grado di enucleare una forma che lo rappresenti. Il lavorio incessante dell’acqua sul sasso diviene metafora dell’intervento creativo e la mano è emblematicamente assunta a strumento principe di ogni possibile realizzazione. È la mano dello scultore, strumento fondamentale per ogni operazione creativa. In Memoria di sé l’immagine di un bambino rispecchia lo scorrere dell’esistenza di un adulto. È un inno alla vita nel modo di unificarne gli aspetti fondamentali attraverso la circolarità delle emozioni. Altrove, come in Excalibur, il sasso è assunto sfrontatamente a contenitore per la rappresentazione del kalašnikov, vistoso strumento della violenza in atto. Un rapporto tra l’aggressività e l’antico ideale cavalleresco citato nel titolo è segno di ironico contrappasso o ampliamento di contenuti ambiguamente presenti. Dagli elementi evidenti in natura Jago passa a entità più scopertamente fisiche e anatomiche. Si allude ad Apparato Circolatorio, rappresentazione iconica del battito cardiaco in ognuna delle sue fasi dedicata a un amico scomparso. Un cuore continua a battere al di là della vita, nel pensiero di chi è stato amato. Ecco un modo di connotare di significati un’operazione nata all’insegna dell’individuazione di meccanismi biologici. La nudità del pontefice emerito in Habemus Hominem è sigillo di un gesto di radicale spoliazione. Il corpo di Papa Benedetto XVI risulta denudato, il volto sorride con inedita dolcezza, il busto emaciato fa emergere l’umanità creaturale di chi è tornato a essere uomo. Venere è bruscamente sottratta a significati tradizionali, privata di giovinezza e di ogni seduzione estetica, scelta allusiva a valori altri assertori di una diversa verità. Ciò non esclude che l’atteggiamento delle braccia si richiami ancora ad un’antica grazia. Simbolico indizio di sofferenze atemporali è la figura del Figlio Velato, proveniente dalla Cappella dei Bianchi nel napoletano rione Sanità. Il fanciullo che giace inerme su una lastra marmorea racconta di una sorte oscura e drammatica, lo scacco di tanti innocenti che affrontano un cammino ricco di insidie, senza riuscire a toccare un approdo. Allo stesso modo una forte carica evocativa si riscontra nella Pietà, icona simbolica dell’arte di Jago, accolta in Santa Maria in Montesanto a Roma da un pubblico di straordinarie dimensioni. Un uomo desolato sorregge il corpo inanimato di un adolescente, offrendo un’impressione di grandiosità scabra e solenne. Come brusca successione temporale, additiamo la presenza nell’esposizione di un piccolo feto scolpito in marmo (The First Baby), affidato alle cure dell’astronauta Luca Parmitano. Portato nello spazio nel 2019, tornato in Terra l’anno successivo, rappresenta un modo di dilatare la presenza umana verso confini sempre più ampi. Una mostra – per citare la curatrice Maria Teresa Benedetti – nella quale “Si può essere sedotti dai nuovi linguaggi ampiamente adottati nella pratica artistica contemporanea, avvertire l’innegabile appeal della digital life, ma si può anche intuire la necessità di non escludere la storia, custode di valori che arricchiscono il nostro presente, pure così dirompentemente diverso.”
L’Artista
JAGO è un artista italiano che opera nel campo di scultura, grafica e produzione video. Nasce a Frosinone (Italia) nel 1987, dove ha frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia di Belle Arti (lasciata nel 2010). Dal 2016, anno della sua prima mostra personale nella Capitale, ha vissuto e lavorato in Italia, Cina e America. È stato professore ospite alla New York Academy of Art, dove ha tenuto una masterclass e diverse lezioni nel 2018. Ha ottenuto numerosi premi nazionali e internazionali quali: la Medaglia Pontificia (consegnatagli dal cardinale Ravasi in occasione del premio delle Pontificie Accademie nel 2010), il premio Gala de l’Art di Monte Carlo nel 2013, il premio Pio Catel nel 2015, il Premio del pubblico Arte Fiera nel 2017 e ha inoltre ricevuto l’investitura come Mastro della Pietra al Marmo Macc del 2017. All’età di 24 anni, su presentazione di Maria Teresa Benedetti, è stato selezionato da Vittorio Sgarbi per partecipare alla 54a edizione della Biennale di Venezia, esponendo il busto in marmo di Papa Benedetto XVI (2009) che gli è valso la suddetta Medaglia Pontificia. La scultura giovanile è stata poi rielaborata nel 2016, prendendo il nome di Habemus Hominem e divenendo uno dei suoi lavori più noti. L’avvenuta spoliazione del Papa emerito dai suoi paramenti è stata esposta a Roma, nel 2018, presso il Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, attirando un numero record di visitatori (più di 3.500 durante l’inaugurazione). A seguito di un’esposizione all’Armory Show di Manhattan, JAGO si trasferisce a New York. Qui inizia la realizzazione del Figlio Velato, esposto permanentemente all’interno della Cappella dei Bianchi nella Chiesa di San Severo Fuori le Mura a Napoli. L’opera è ispirata al settecentesco Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, collocato nel Museo Cappella San Severo sempre a Napoli. La ricerca artistica di Jago fonda le sue radici nelle tecniche tradizionali e instaura un rapporto diretto con il pubblico mediante l’utilizzo di video e dei social network, per condividere il processo produttivo. Nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ESA (European Space Agency), JAGO è stato il primo artista ad aver inviato una scultura in marmo sulla Stazione Spaziale Internazionale. Intitolata The First Baby e raffigurante il feto di un neonato, è tornata sulla Terra a febbraio 2020 sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano. Da maggio 2020 Jago risiede a Napoli avendo eletto il suo studio nella Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi. Realizza all’inizio di novembre l’installazione Look Down allora temporaneamente collocata in Piazza del Plebiscito (ora nel deserto di Al Haniyah a Fujairah), mentre il 1 ottobre 2021 installa l’opera Pietà nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, in Piazza del Popolo a Roma.
