20, Mag, 2022 | Enogastronomia
Sergio Ferroni
Alberto Colamonici, proviene da una famiglia aristocratica napoletana, dopo 30 anni trascorsi da gioielliere a New York, decide di abbandonare oro e gemme per seguire la sua grande passione: l’arte della cucina.
Nato a Napoli dove la famiglia fonda la prima gioielleria della città nel 1871, Alberto inizia fin da bambino a coltivare la passione per il lusso e l’eleganza tra monili e pietre preziose. Dopo un’esperienza trentennale nell’arte della gioielleria e del design trasferisce tutto il suo sapere in una nuova e appassionante avventura, dedicarsi a tempo pieno alla ristorazione di qualità. Formatosi nelle scuole di Gualtiero Marchesi e Angelo Trojani inaugura il suo primo Home Restaurant in Via Margutta, nota come la “Via degli Artisti” fondendo così l’arte della cucina con il lusso delle bellissima strada famosa in tutto il mondo. Dopo circa due anni si sposta nel cuore pulsante della capitale, nel quartiere che piu romano non si può, Trastevere. In questa nuova location trasteverina Alberto Colamonici, sempre coadiuvato da Rita Cascioli, sua compagna in cucina e nella vita, sviluppa il concetto di convivialità, mettendo la cucina al centro della sala dando cosi la possibilità di dialogare con i commensali intervenuti servendo loro le sue specialita` della tradizione italiana, con una particolare attenzione alla gastronomia napoletana e alle ricette di famiglia. E’ qui che appare tutta la sua trentennale esperienza come designer di gioielli, mostrando così nelle sue pietanze una composizione ed una cura decorativa di quanto preparato da cui si intuisce che tutto ciò è il frutto di un progetto creativo dove sia i colori che la composizione sono in perfetto equilibrio esaltando la vista e i sapori. Soprannominato “Lo Chef Salottiere” dal responsabile dei ricevimenti di Palazzo Chigi, grazie alla sue esperienza trentennale tra gemme e monili cura i suoi piatti come fossero gioielli. Veniamo ora alla sua ultima avventura, aprire un nuovo Private Restaurant immerso nel verde in via Due Ponti tra la Cassia e la Flaminia. Alberto si impegna così in questa nuova location restaurando un casale di campagna con tavoli sul prato da cui si può godere di una vista mozzafiato sull’area verde di Roma Nord con tramonti spettacolari, il tutto condito da una atmosfera intima e di grande piacevolezza con un sottofondo musicale soft, e particolarmente gradevole.
11, Mag, 2022 | Arte
Foto Cover: Federico Heidkamp Gonzaga
Presentata presso la Sala Italia di UNAR e organizzata da Francesco Ugolini la mostra dell’artista Federico Heidkamp Gonzaga. Con il patrocinio per gli scambi culturali Argentina-Italia e con l’introduzione di Chiara Anguissola e con l’intervento S.A.S. Maurizio Ferrante Gonzaga del Vodice. Domenica 8 Maggio la mostra dell’autore italo-argentino appartenente all’illustrissima stirpe mantovana si è aperta in una piacevole e rilassata atmosfera stile happening secondo le più recenti tendenze che permeano gli ambienti culturali e artistici internazionali proponendo nel vasto spazio espositivo prescelto un giocoso abbinamento di arte visiva e di musica con gli intervalli musicali del M° concertista d’arpa “SafyraSings in Concerto”. Federico Heidkamp Gonzaga inizia sin da giovanissimo a scoprire la sua inclinazione per il disegno e la pittura tanto da eseguire, con notevole maestria, il ritratto della sorella, mostrando un’innata sensibilità nel coglierne lo sguardo e la psicologia, doti che trasferirà in seguito su altri ritratti. La ricerca artistica di Federico è fortemente legata ad un concetto “romantico” della pittura, all’amore per il classico, per il bagaglio culturale che ci viene dall’antichità. L’amore per la pittura, più che il quadro, è il motore primo dell’attività di Federico Heidkamp Gonzaga, artista che crea immagini, frutto di un grande passione e non semplicemente abilità “da mestiere”. Figlio della principessa Isabella Gonzaga, Federico nasce a Buenos Aires, Argentina, il 5 luglio del 1969. È proprio in Argentina che inizia a studiare arte e impara il disegno e l’acquerello frequentando l’atelier di Peter Malenchini. Il giovane artista raggiunge l’Italia nel 1997, dove risiede presso lo zio nella sua abitazione romana per circa due anni. In Italia lavora inizialmente nel cinema come realizzatore di effetti speciali per passare successivamente alla pittura che diventa da allora il suo principale interesse. Entra nella bottega di Antonella Cappuccio, apprezzata pittrice della “nuova maniera italiana”, celebre madre dei fratelli Muccino. Da lei Federico perfeziona la sua tecnica ad olio, ma soprattutto inizia a realizzare i primi lavori con la sanguigna. La tecnica rimanda ai famosi cartoni di Leonardo Da Vinci e sono usati dal pittore italo-argentino per realizzare rielaborazioni d’autore e ritratti. Alla componente artistica derivata da una discendenza importante, i Gonzaga sono infatti tra le famiglie nobili più attente alle arti e alla cultura, si aggiunge poi il legame con la famiglia Anguissola, a cui appartiene una della prime rivoluzionarie esponenti femminili della pittura europea, Sofonisba Anguissola, che rappresentò la pittura rinascimentale al femminile. Una lunga ed importante tradizione e un profondo amore per l’arte muovono quindi l’autore a dipingere sulle orme dei grandi maestri del rinascimento italiano quali Botticelli, Raffaello, Tiziano, per concludere con Caravaggio. Quest’ultimo è il pittore preferito con il suo esasperato realismo e i suoi chiaroscuri tratti da un’ambientazione che predilige la povertà e le miserie umane in contrasto con i colori accesi di una trionfante Controriforma. A differenza del Caravaggio però, Federico preferisce il trionfo della vita sulla morte e le sue opere spaziano dai vigneti all’esuberanza naturalistica, dai monumenti abbacinati dal sole, agli animali dei quali ha colto momenti ed espressioni significative senza dimenticare la sua terra d’origine con rappresentazioni di rodei, cavalli al pascolo e ricche grigliate.Pittore tendenzialmente tradizionalista pur con qualche sconfinamento nell’informale, questo poliedrico artista dimostra la propria abilità nel conformarsi alle più recenti tendenze artistiche non disdegnando l’utilizzo di colori estratti dalle sostanze vegetali nonché dal caffè e dal vino con i quali ottiene lusinghieri effetti cromatici di notevole impatto visivo. Anche i brillanti e colorati acquerelli come quelli inseriti nella rilegatura della più recente opera letteraria del principe Maurizio Ferrante Gonzaga “Fiori nel deserto” rinnovano il segno dell’abilità dell’artista italo-argentino di trovare nel classico un punto di osservazione dell’attualità.
Manuela Lascaris

10, Mag, 2022 | Turismo
Sergio Ferroni
Che si tratti di un gustoso piatto di conch gustato seduti a un chiosco del Fish Fry ad Arawak Cay di Nassau, di una cena orchestrata da un giovane chef emergente o di un’esperienza verace di catch’n cook, cullati dal rumore dell’oceano, alle Bahamas vacanza fa rima con gola. Solleticatela con la freschezza degli ingredienti locali, con fantasiosi cocktail a base di frutti esotici, rum e molto altro. Sebbene alle Bahamas si possa trovare praticamente qualsiasi tipo di piatto internazionale, sarebbe un errore imperdonabile perdere l’occasione di assaggiare le pietanze locali. I frutti di mare e il pesce sono l’alimento base della cucina delle Bahamas, in particolare lo strombo (conch – si pronuncia ‘konk’), un mollusco dalla carne soda e bianca, utilizzato in una varietà infinitamente fantasiosa di piatti: servito crudo, spruzzato di lime e spezie, il conch è l’emblema della freschezza, ma può anche essere fritto, cotto al vapore e aggiunto a zuppe, insalate e stufati. All’ombra della sopraelevata che collega Nassau a Paradise Island, riposano le sonnolente banchine dei pescatori, i vivaci mercati della frutta e i chioschi dai colori sgargianti di Potter’s Cay. Tutto il giorno vengono preparati piatti di conch fresco con ricette davvero particolari. Per gustare le frittelle di conch dirigetevi senza indugio al Fish Fry: ogni isola delle Bahamas ne possiede uno, anche se qui ci concentreremo su quello di Nassau. Arawak Cay, è il più stravagante, una lunga via punteggiata da ristoranti tradizionali con posti a sedere; non molto distante Junkanoo Beach con chioschi dove compare uno snack in un’atmosfera informale e di festa, l’aria profumata di pollo grigliato e mais dolce, tra shaker in movimento nell’atto di mixare cocktail che non assaggerete da nessun’altra parte. I chioschi pittoreschi sembrano realizzati con materiali che potrebbero essere arrivati sulla spiaggia dopo una mareggiata: schietta atmosfera caraibica! Rock lobster è l’aragosta senza chele delle Bahamas: può essere servita in insalata o macinata (se unita ad altre pietanze), oppure alla griglia, su un cabaret di verdura. Allo stesso modo vengono cucinati i granchi di terra, una delle specie più comuni in queste isole, protagonisti di uno dei piatti locali più diffusi, ossia peas’n rice, riso condito con il crostaceo e con i fagioli caiani, i pigeons peas, altri protagonisti indiscussi della tavola alle Bahamas. Altra specialità sono le saporite zuppe come la chicken souse: gli unici ingredienti sono acqua, cipolle, alette di pollo, succo di lime, sedano, carote, alloro e peperoncino. Tru Bahamian Food Tours offre ai visitatori delle Bahamas esperienze culinarie locali davvero autentiche: i tour gastronomici vengono meticolosamente realizzati e condotti da guide locali coinvolgenti e ben informate che sono desiderose di condividere la versione più golosa delle Bahamas! https://www.trubahamianfoodtours.com/)
Come parlare di Caraibi e Bahamas e non pensare immediatamente al rum?
Se vi trovate a Nassau, la distilleria John Watling’s Distillery (info: www.johnwatlings.com) produce l’omonimo rum, soprannominato ‘The Spirit of the Bahamas’: ha sede nello storico Buena Vista Estate fondato nel 1789; è possibile visitare la proprietà gratuitamente ogni giorno e degustare il noto John Watling puro o declinato nei signature cocktail proposti. Il cocktail più famoso a base di rum Bahamas rimane però sicuramente il Bahama Mama i cui ingredienti sono – oltre al rum ambrato – rum al cocco, succo d’ananas, succo d’arancia, granatina e una decisa ed energica shakerata! Per i palati eleganti, amanti della ricercatezza, le Bahamas riservano tante sorprese incarnate da giovani chef intraprendenti. Un’esperienza culinaria raffinata è sicuramente quella presso il Graycliff, boutique hotel di proprietà italiana (www.graycliff.com), la cui cucina incarna l’eleganza nella migliore tradizione continentale e delle Bahamas con un menu di ricette segrete e distintive. L’innovazione culinaria creativa ha portato a una varietà di piatti sontuosi e raffinati, i quali, unitamente all’atmosfera tranquilla, gli ambienti pregiati e all’ineccepibile servizio, ha guadagnato al Graycliff Restaurant 5 stelle e una reputazione internazionale. Qui è possibile partecipare alla Graycliff Culinary Academy, tenuta dall’Executive Chef: si tratta di una lezione interattiva in cui gli ospiti imparano l’arte della cucina del ristorante dell’hotel, cimentandosi nella preparazione di un menu appositamente selezionato abbinato e a un bicchiere di vino proveniente dalle bottiglie custodite nella dotata cantina (https://www.graycliff.com/culinary/). Tra le esperienze proposte dal Graycliff, una in particolare si addice agli amanti del vino: Wine Blending Class associa una degustazione di vini all’interno di una suggestiva chiesa sconsacrata, la più antica delle Bahamas, alla miscelazione dei vini per creare la propria etichetta (www.graycliff.com/bahama-barrels/)
Dalle cucine di un hotel 5 stelle all’immediatezza di un catch’n cook: protagonisti i sapori, niente fronzoli, la spiaggia e l’oceano. Questa tradizionale pratica prevede la cottura su fuoco degli ingredienti, lì, dove sono stati pescati: pesci leoni affumicati in foglie di banano, aragoste gustate una birra Kalik, o Sands – le birre locali – per un’esperienza verace!

5, Mag, 2022 | Cultura
Giovedì 5 maggio, si terrà all’Accademia Nazionale di San Luca la presentazione del volume Schifano – Comunque, qualcos’altro 1958-1964, di Giorgia Gastaldon (Silvana Editoriale), un’accurata ricognizione sugli esordi di Mario Schifano.
A parlarne intervengono Claudio Zambianchi, ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea presso “Sapienza” Università di Roma e Giorgia Gastaldon, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università degli Studi dell’Aquila e autrice del libro. Introduce e modera l’incontro Claudio Strinati, Segretario Generale Accademia Nazionale di San Luca.
SCHEDA DEL LIBRO: Mario Schifano, risoluto pittore in anni nei quali l’arte italiana prendeva la via della smaterializzazione dell’opera, è un artista per il quale le categorie del personaggio, della leggenda, della biografia – tormentata, esagerata, maledetta – hanno a lungo prevalso sulla considerazione meditata delle opere. Questo libro affronta la sua vicenda pittorica concentrandosi sugli inizi sfolgoranti della sua produzione – dal 1958 al 1964, anno della prima partecipazione alla Biennale di Venezia – e la studia a partire dai più trascurati fondamenti: considerando i documenti dell’epoca; identificando, datando e mettendo in sequenza le sue opere; analizzandone il linguaggio pittorico a confronto con quello degli artisti a lui coevi; e, infine, riconducendolo alla cultura, visiva e non, del suo tempo. Ne è restituito un Mario Schifano meno personaggio e più artista, meno scostante e più rigoroso nelle ricerche, il cui valore sta nella coerenza, nella tempestività e nell’autonomia delle scelte, oltre che nella felicità istintiva della sua pittura.
Note biografiche dell’autrice: Giorgia Gastaldon è dottoressa di ricerca in Storia dell’Arte e docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università degli Studi dell’Aquila. Formatasi all’Università di Udine, è stata borsista post-doc alla Fondazione Ragghianti di Lucca e alla Bibliotheca Hertziana di Roma. Ha collaborato con numerose istituzioni tra cui il Museo del Novecento di Milano, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, il Museo d’Arte Moderna di Udine, la VAF Stiftung.
4, Mag, 2022 | Enogastronomia, Turismo
Riapre il ristorante Bacaromi dell’Hilton Molino Stucky Venice, un ristorante tipico che trae ispirazione da un bacaro veneziano dove assaporare i piatti rivisitati della cucina tradizionale veneziana con vista spettacolare sul canale della Giudecca. La tradizione della Serenissima è al centro di Bacaromi, luogo amato e frequentato principalmente da veneziani, oltre che da viaggiatori e turisti in cerca di esperienze locali. La selezione attenta delle materie prime e dei prodotti di prima scelta esaltano il “sàor” dell’arte culinaria veneziana. Il menù di Bacaromi, curato dall’Executive Chef Luca Nania, prevede l’abbinamento di una vasta scelta di vini in calice (ómbre o bianchéti) con piccoli cibi e spuntini (cichéti) rivisitati in chiave contemporanea. Non solo – novità di quest’anno – sarà la ricca Grigliata mista di carne insieme ad una variegata scelta di preparazioni più complesse come il Risotto mantecato con secole, o altri piatti fortemente legati alla tradizione culinaria veneziana. Inoltre, l’offerta si è allargata anche con la Frittura di pesce misto con fantasia di verdure, il Trancio del pescatore al forno con pomodorini e olive taggiasche. Il tutto accompagnato da una ricca carta dei vini, birra artigianale e una sfiziosa selezione di dolci fatti in casa. Durante la stagione estiva, gli ospiti potranno godere della magnifica terrazza esterna del locale, che si affaccia direttamente sul Canale della Giudecca e reso ancora più incantevole dei magici colori del tramonto. L’atmosfera che si respira non appena varcata la soglia di Bacaromi è accogliente e inclusiva. L’arredamento con materiali rustici ma al tempo stesso ricercati e il pavimento di mosaico di piastrelle colorate sono stati studiati per garantire agli ospiti del ristorante un’esperienza conviviale ed evocativa, con un sapore rigorosamente veneziano. L’atmosfera è resa calda anche da un’illuminazione avvolgente con lampade pendenti ispirate ai manufatti artigianali antichi, l’una diversa dall’altra, mentre i pilastri in ghisa così come le pareti con mattoni a vista ricordano il glorioso passato industriale del Molino.
“Siamo lieti di accogliere nuovamente i tanti clienti affezionati di Bacaromi e i turisti in visita a Venezia” – ha dichiarato Massimiliano Perversi, Direttore Generale dell’Hilton Molino Stucky – “Il legame con il territorio e le sue tradizioni è alla base del nostro lavoro”.

l’ Executive Chef Luca Nania