Sandals Resorts: I primi 40 anni del brand dell’ospitalità di lusso all-inclusive ai Caraibi

Sandals Resorts: I primi 40 anni del brand dell’ospitalità di lusso all-inclusive ai Caraibi

Grandi investimenti, progetti e iniziative a favore delle comunità caraibiche. E tante ricche novità: così il noto brand Sandals Resorts celebra il 40esimo anniversario dalla sua fondazione. Sandals Resorts International (SRI) festeggia i primi 40 anni del suo marchio di punta Sandals Resorts, dedicato alle coppie. Dall’esordio a Montego Bay il 27 novembre 1981, la società di resort di lusso all-inclusive ha ospitato milioni di turisti internazionali, contribuendo a sviluppare il settore turistico in questa area di mondo, con importante impatto sulle comunità locali, sviluppando l’eccellenza dell’ospitalità in tutta l’area caraibica.  In tutti i Sandals Resorts – nel corso del 2022 – si svolgeranno celebrazioni e festeggiamenti per l’anniversario della pietra miliare della società, andando ad onorare anche l’eredità del suo fondatore, il defunto Gordon “Butch” Stewart. Un importante traguardo per il noto brand che, per lo spegnimento delle 40 candeline, ha in programma numerose iniziative volte a celebrare il successo di 40 anni di attività nell’ospitalità di lusso all-inclusive, unitamente ad importanti investimenti che saranno realizzati a favore delle comunità caraibiche, per le quali la società ha da sempre avuto un occhio di riguardo.

Ai Caraibi apre l’UNIVERSITÀ DELL’OSPITALITÀ E DEL TURISMO

Gordon “Butch” Stewart International School of Hospitality and Tourism

In onore del fondatore, e del suo leggendario spirito imprenditoriale sostenuto dalla convinzione del potere dell’istruzione, Sandals Resorts International annuncia la costruzione della Gordon “Butch” Stewart International School of Hospitality and Tourism. La scuola sorgerà nel campus dell’Università delle Indie Occidentali – Mona (UWI) a Montego Bay, capitale del turismo dei Caraibi, e verrà realizzata in collaborazione con la Chaplin School of Hospitality & Tourism Management della Florida International University (FIU), entrambe leader in ambito dell’istruzione turistica. La FIU insieme all’UWI daranno vita alla futura generazione di leader internazionali nel turismo e nell’ospitalità, attraverso programmi universitari e corsi di laurea accreditati. Parliamo di una struttura all’avanguardia, basata sulla ricerca, che offrirà agli studenti importanti opportunità educative anche al di fuori delle aule di apprendimento perché, come era solito riferire Gordon “Butch” Stewart, la formazione e il successo hanno origine dai momenti di esplorazione e scoperta del mondo reale.  L’istruzione è sempre stata una priorità di Sandals Resorts International, al fine di consentire alle comunità locali di migliorare e sviluppare le proprie capacità professionali e conseguire lauree e titoli post-laurea.

40 progetti (a favore delle comunità caraibiche) per 40 anni

Lo spirito di responsabilità sociale d’impresa (CSR) ha fatto parte delle fondamenta dell’azienda sin dal suo esordio, quattro decenni fa. In occasione del suo anniversario, la SRI insieme a Sandals Foundation (organizzazione no-profit fondata nel 2009 per supportare SRI a migliorare la vita dei caraibici) sta individuando 40 progetti che possano sviluppare al meglio l’incredibile legame tra turismo – principale fonte economica della regione – e il potere di trasformare le comunità caraibiche, migliorandone la vita. Saranno principalmente 5 le aree verso le quali verteranno i progetti:

  1. sostegno agli agricoltori locali per una produzione alimentare sostenibile,
  2. formazione e certificazione dell’ospitalità,
  3. conservazione delle risorse naturali,
  4. maggiore attenzione all’artigianato locale per massimizzare i talenti
  5. sensibilizzazione della comunità.

Dagli sforzi di conservazione ecologica presso il sito Patrimonio UNESCO delle montagne Blue e John Crow della Giamaica, alla capacità di aumentare gli sforzi degli agricoltori verso una produzione alimentare sostenibile, al contatto stretto con gli artigiani locali per massimizzare i loro talenti: questi i principali progetti a cui aspirano i membri del team Sandals.

I Sandals PalmCast – Il Podcast dei Sandals

Altra interessante iniziativa è il “Sandals PalmCast”, il primo podcast della società che presenta agli ascoltatori novità o avvenimenti di tutti i Sandals Resorts. Gli episodi, della durata massima di 20 minuti, includeranno interventi e approfondimenti di esperti e interviste speciali, così che tutti gli ospiti possano sempre essere aggiornati sugli ultimi avvenimenti nei resorts.

Ieri e oggi: iniziative per tutti gli ospiti

Inoltre, essendo tra i primi ideatori del bar in piscina (pool-bar), in tutti i Sandals Resorts sarà possibile sorseggiare drink così come quelli proposti in origine, scegliendo dalla carta dei cocktail 1981/2021 ideata appositamente per l’occasione e verrà lanciato il nuovo servizio di proposte di snack a bordo piscina.  Nei bar e ristoranti del brand verranno proposti 8 nuovi cocktail local, serviti utilizzando miscele dai sapori distintivi, liquori premium, ingredienti freschi ed erbe raccolte a mano dalle fattorie locali, per un’esperienza davvero unica.

Infine, Sandals Resorts ha lanciato una linea di T-Shirt dallo stile vintage ispirata al 1981, acquistabili in tutti i negozi Beach House presenti nei resorts, scegliendo tra dieci diversi design che rendono omaggio all’anno di fondazione.  Ogni settimana, in tutti i Sandals Resorts sarà possibile partecipare a speciali celebrazioni bordo piscina per commemorare i 40 anni di attività e di ospitalità di lusso, con musica dal vivo e DJ ad animare i festeggiamenti.

La Bubble Bath Experience del Cavalieri Grand Spa Club

La Bubble Bath Experience del Cavalieri Grand Spa Club

Non c’è nulla di meglio che scivolare nel tepore di una vasca profumata per concedersi un momento di relax che distende i muscoli, rinfresca la pelle e riequilibra le energie. Questo gradevole rituale viene celebrato dal web l’8 gennaio con il Bubble Bath Day, che esorta tutti a prendersi una pausa e ad indulgere in una bella vasca piena di acqua calda e di bolle. Ed è proprio in occasione del Bubble Bath Day che il Cavalieri Grand Spa Club, splendido centro benessere del Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, lancia una nuova affascinante esperienza: la Bubble Bath Experience, un’idea in cui i benefici di un bagno di bolle si possono ottenere in un momento di condivisione e divertimento. Si torna ai rituali della Roma Antica, quando l’acqua era la chiave di volta non solo del benessere, ma anche della vita sociale, e il tempo trascorso alle terme e nelle spa era un tassello importante della vita quotidiana. Da condividere con gli amici, con il partner o con la propria famiglia, l’esperienza del Bubble Bath è completa e articolata, e si si svolge nella spa e nelle splendide Suite dell’albergo, che dispongono di modernissime Jacuzzi come, ad esempio, le Suite Penthouse e Planetarium, oppure di una affascinante vasca da bagno in stile impero come quella della Suite Napoleon.  Si inizia nella suite prescelta, dove la vasca è stata preventivamente preparata dalle terapiste della spa alla temperatura ottimale, e l’acqua arricchita con olii essenziali, scelti in un prezioso cofanetto in 8 varianti, come la lavanda, il rosmarino, il patchouli e altri dalle diverse proprietà. Ci si immerge nella vasca e si gode dei benefici delle bolle dell’idromassaggio, brindando in allegria con le persone con cui si condivide l’esperienza. A seguire, il Room Service allestirà nella suite un sontuoso aperitivo, per continuare l’esperienza assaggiando le bontà preparate appositamente per questa iniziativa. Calici di bollicine, mixology innovativa, gustosi finger food nelle declinazioni più originali, per completare il relax del bagno di bolle appagando il gusto e la vista, con il più spettacolare panorama sulla Città Eterna. Infine, ci si sposta alla Grand Spa per un trattamento a scelta che completerà il benessere e il buonumore che questa meravigliosa giornata saprà dare agli ospiti. Un modo divertente per celebrare un compleanno, un addio al nubilato o, semplicemente, per concedersi insieme alle persone che ci stanno a cuore un piacevole momento di condivisione e spensieratezza e per il corpo e lo spirito.

Editoriale di novembre

L’egoismo è dall’altra parte di tutti, sta dalla parte del male e dalla parte dei felini. Proprio dei felini, dei quali si dice un gran bene o un gran male. Ma i felini stanno benissimo così come sono, contenti, come diceva Trilussa, di essere gatto dalla punta dei baffi alla punta della coda.

Fatto sta che l’egoista non sopporta l’invadenza di altro da sé, si pone frontalmente verso il mondo delle cose.

Ecco, il mio giaguaro egoista ad esempio che sa creare le condizioni per “sentire” di più che sta vivendo. 

Così lo splendido e avvolgente interno del Grand Hotel, il “Concetto spaziale” di Fontana, il tuo Van Cleef, persino i tuoi occhi sono lo specchio estetico nel quale mi vedo vivere nel lusso.

Questa immagine riflessa della consapevolezza di due realtà differenti. Come l’autoritratto allo specchio del Parmigianino diventa una realissimo spazio individuale, un paesaggio della qualità. Dove le cose scelte sono un complemento – oggetto valore – con assegnato un significato di oggetto e composto in uno spazio ordinato.

L’Altra casa ovvero l’Egoista è questo spazio, necessariamente eclettico, accuratamente selettivo.

Egoista Magazine è un contenitore non di esempi comportamentali o di modelli a cui aspirare, ma di reali proposte con le quali potenzialmente conformare il nostro percorso di vita. 

Il senso è tutto qui, nel disegnare un giardino delle essenze e delle forme nella leggerezza e nella presunzione di un percorso estetico.

Nell’egoista c’è una fenomenologia, una strategia diffusa sulla ricchezza e sull’accumulazione, ma come spendere la ricchezza (su come organizzare la coscienza) non esiste cultura. Non c’è cultura o progetto nel consumo. 

Viceversa questo spazio dell’intenzione, o della scelta è opposto all’intorno del consumo -lo spazio dell’imitazione -; come l’oggetto valore (complemento di qualità) è opposta al prodotto anonimo e indifferenziato della qualità.

In fondo se è vero che l’essere non coincide mai con l’avere, è anche vero che proprio l’avere, il paesaggio delle cose vissute ci contagia e ci trasforma, questo è il magazine Egoista.

Giuseppe De Pietro

Storia del Sassicaia, un vino da sogno

Storia del Sassicaia, un vino da sogno

di Gianni Dal Maso

Mario Incisa della Rocchetta sognava di creare un vino di razza. Il suo ideale, come per l’aristocrazia dell’epoca, era il Bordeaux. Nessuno aveva mai pensato di fare un vino “bordolese” in Maremma, una zona sconosciuta sotto il punto di vista vinicolo. L’annata del 1968 fu la prima ad essere messa sul mercato, con un’accoglienza degna di un Premier Cru Bordolese.

Oggi vorrei parlarvi del sassicaia, probabilmente non vi dirò nulla di nuovo visto la notorietà di questo vino ma avrete sicuramente sentito la notizia qualche giorno fa che il sassicaia, annata 2015, è stato eletto da wine spectator niente po’ po’ di meno che miglior vino al mondo, sottovoce vorrei aggiungere anche in barba ai francesi ma quindi mi sembrava giusto ricordare un po’ la storia di questo grande vino.
Il vino Sassicaia è espressione di territorio, per carità come molte delle eccellenze italiane ma, in questo caso è frutto della terra della Tenuta San Guido di Bolgheri sul litorale Tirrenico, in provincia di Livorno, che ne rivendica contemporaneamente paternità e maternità.
La storia narra che il nobile Mario Incisa della Rocchetta, appassionato del vino Bordeaux, sperimentò la coltura della vite di Cabernet Sauvignon, importata da Graves, direttamente nelle sue terre.
Inizialmente il vino prodotto fu ad esclusivo consumo familiare ma, successivamente, si realizzò che il suo invecchiamento garantiva una qualità sorprendente, tanto che, alla fine degli anni ’60 il Sassicaia di Bolgheri ha fece il suo ingresso nel mercato e, ovviamente, fu subito successo…..un successo strepitoso, spiazzando i grandi Bordeaux francesi.
Nell’ascesa al successo bisogna riconoscere anche il merito indiscusso all’enologo autore di questo capolavoro….lo “sconosciuto” Giacomo Tachis che, con maestria, ha creato questo mito.
Inevitabile il successivo riconoscimento, nel 1994, della Denominazione di Origine Controllata e poi, dal 2013, il Sassicaia si stacca dalla DOC Bolgheri ed acquisisce una DOC riferita esclusivamente alla terra della Tenuta di San Guido.
E’ la prima volta che a un vitigno, riferito ad una cantina esclusiva, viene attribuito questo riconoscimento.
Sarà il terreno sassoso, tipico della zona, o la brezza del Tirreno, fatto sta che quando degusti un Sassicaia ti perdi nell’intenso profumo e nel gusto rotondo e deciso che richiama note di mora, mirtillo, cacao, il tannino è morbido ed elegante.
Se ne accorsero anche i sommelier, appositamente bendati, ingaggiati nel lontano 1972 dalla rivista Decanter, che dopo varie degustazioni elessero il Sassicaia come migliore Cabernet del mondo; successivamente Robert Parker, uno che di vino….”non ne capisce proprio nulla”…. attribuì per la prima volta il massimo voto ad un vino italiano.
L’accostamento ideale per questo vino sono gli arrosti e la selvaggina, ma anche con i formaggi stagionati…… o i primi piatti fatti con dei sughi importanti….. o a base di tartufo; ottimo anche con i salumi come il prosciutto tagliato a mano, il salame o la finocchiona…..poi sapete com’è….quando un vino è buono…sta bene con tutto….basta che ci sia la scusa per  aprirlo…..
Il 1985 è stato l’anno nel quale tutti le componenti naturali hanno concorso per regalare al Sassicaia il suo tempo migliore, ultra premiato e, dopo 30 anni considerato dagli esperti non ancora al massimo della sua maturazione.
Una bottiglia di questa annata è stata battuta nell’asta di Sothesby’s a più di 18.000 dollari.
Successivamente, tra le altre annate importanti c’è da segnalare quella del 2012 nella quale questo vino ha ricevuto 99 punti nel Wine Entusiast, e del 2009 che ha ricevuto l'”Oscar del Vino” nel 2013, festeggiato con tanto di cena firmata dallo chef Gianfranco Vissani.
Il 2018 è l’anno nel quale si festeggiano i 50 anni della nascita di questo vino e ovviamente, come abbiamo detto prima…..miglior vino al mondo con l’annata 2015. Ma è anche la storia della famiglia della Rocchetta che ha oramai perso il suo capostipite, appassionato di cavalli e della sua terra, ma che trova una schiera di successori pronta a continuare e a migliorare la produzione di questo simbolo della cultura e della buona tavola italiana.
Questo Sassicaia risulta essere il più ricercato a livello internazionale e, purtroppo anche il più imitato.
Proprio come le opere d’arte questo vino è soggetto a veri e propri falsi, per cui diffidate se trovate chi lo voglia vendere a prezzi stracciati.
Note di degustazione
Rosso rubino, vivo e concentrato. Al naso è un tripudio di intensità e di complessità grazie a note olfattive che spaziano dalla prugna e dal mirtillo alla liquirizia, dalla menta alla vaniglia, dalla liquirizia al cuoio per un profilo di rara stoffa. In bocca è incredibilmente reattivo e vellutato al tempo stesso, avvolgente ed elegante come poche altre volte, finissimo. Un assaggio interminabile per persistenza e per ricordo, struggente.
Abbinamenti
Grandioso per eleganza, il “Sassicaia” è vino rosso che cerca abbinamenti di carne in grado di esaltarne le caratteristiche. Agnello al forno con funghi porcini.
cantina
Il nome della Tenuta San Guido è inestricabilmente legato alle origini di un celebre vino – considerato uno dei migliori vini al mondo.

Ristorante Joia gourmet vegetariano

Ristorante Joia gourmet vegetariano

di Rosella Staropoli

Joia apre a Milano nel 1989 quando lo Chef Pietro Leemann insieme a un gruppo di amici – Raimondo Boggia, Nilde Rivosecchi, Anna Borrella, Laura Ermentini, Alberto De Martini, Luca Mortara e Nicla Nardi che gestisce assieme allo chef il ristorante fino al 2000 – decide di dare vita al proprio ristorante.
Per la prima volta in Occidente nasce un ristorante vegetariano, e al contempo gourmet, a cui viene dato un nome evocativo. Il desiderio e l’obbiettivo di fondo del Joia è quello di divulgare una cucina a base vegetale, sana, amica del pianeta e di tutti gli esseri che lo abitano.
Dopo pochi anni inizia a raccogliere i primi successi. Il pubblico lo frequenta in gran numero, la critica gastronomica lo nota e ne tesse le lodi. Nel 1996 Joia è il primo ristorante vegetariano in Europa a essere insignito della stella Michelin. Ancora oggi rimane l’unico ristorante stellato del genere in Italia.

Siamo un ristorante gourmet stellato di Milano che propone una cucina creativa e di grande contenuto culturale. I nostri piatti sono belli per forma e contenuto, originali rispetto a qualsiasi cucina conosciuta. Per estetica potrebbe essere definita, quella del Joia, una cucina Zen all’occidentale e per gusto amica dell’Italia, del “Made in Italy” e del Mediterraneo che racchiude in grembo le grandi cucine del mondo.
Immaginiamo i nostri piatti come rappresentazioni artistiche, ognuna unica e diversa, messaggere di una dimensione più alta. Ci impegniamo a trasmettere passione, nuove prospettive e nuovi pensieri.
Una storia di trent’anni fondata sulla qualità, sulla sostenibilità, sul rispetto per l’ambiente e per la salute dell’ospite.
La qualità del cibo, molto rigorosa, è frutto dello studio delle cucine della tradizione e del dialogo con i Maestri che l’hanno cambiata. Anche da loro, nonostante siamo degli outsider, ci viene riconosciuto il primato per una cucina che anticipa i tempi.
Crediamo molto nel dialogo tra culture perché molto arricchente. Consideriamo il cibo di ogni paese come lo strumento più efficace per avvicinare idee diverse e persone diverse.

 

Le materie prime

La qualità degli ingredienti – sempre biologici, biodinamici o da orti sinergici – è fondamentale non solo per una scelta di gusto, ma anche per la salvaguardia del Pianeta e del nostro paesaggio interiore. Una cucina è di qualità quando sa scegliere in modo rigoroso la sua materia prima e sa utilizzarla con rispetto. Il cibo è buono quando è anche equo e solidale, quindi ottenuto nel pieno rispetto dell’ambiente e di chi ha prodotto la materia prima.
Gli ingredienti, sempre stagionali, provengono da contadini amici con i quali dialoghiamo stabilendo assieme le colture e la valorizzazione di verdure antiche. Il vero cambiamento consiste nello scegliere di coltivare in modo consapevole rispettando, comprendendo e non dominando la Natura. Essere agricoltori va aldilà della singola tecnica agricola, del biologico o della biodinamica, si tratta di un concetto più profondo basato su una autentica relazione con il prodotto e i suoi cicli vitali, un rapporto non fatto di parole ma di osservazione e rispetto.
I fornitori vicini, amici della Natura, rispettosi della vita e della nostra salute:
Chiara Onida del Boscasso, Federica Baj e famiglia per asparagi e buone patate; L’azienda Agricola Corbari per frutta e verdura; Luca Sala di Cascina Selva per latte, panna e formaggi a caglio vegetale; Gabriele Corti per il buon riso di Cascina Caremma; il CarnaroliNat dell’Azienda Tronchin; Rosso Rapa dell’amico Gianluca Ferrari, dai presidi di Slow Food che arrivano a noi dai ragazzi di Micibo, Giovanni di Orto Sano; Altalanga per le nocciole biodinamiche dai prati e dai boschi di Someo che da Primavera all’Autunno ci nutrono con buoni frutti che sono la sostanza della cucina del Joia, dagli alpeggi ticinesi per formaggi dal gusto unico e molte altre realtà ancora.
Per quello che manca da Natura Sì, da trent’anni siamo suoi ottimi clienti e apprezziamo molto il loro operato nel campo di un’agricoltura sostenibile.
L’artigianalità e il team

Ogni piatto viene preparato al Joia dall’A alla Z. Dal pane ai fermentati, dai formaggi vegetali alle paste e alla pasticceria, tutto viene prodotto senza far ricorso a semilavorati o prodotti di sintesi.
È fondamentale il metodo di approvvigionamento. Non facciamo mai troppe scorte perché gli alimenti non diventino vecchi e perdano la loro forza vitale. Facciamo delle produzioni piccole per dare sempre ai clienti del cibo appena cucinato.
La catena del freddo è molto importante per non disperdere la fragranza di cibi preziosi.
In certe stagioni facciamo incetta di ingredienti rari come ciliegie, aglio orsino, cedro e sambuco e lo processiamo per conservarlo. I loro gusti sono determinanti per lo stile del Joia.
È dedicata molta attenzione all’igiene. In cucina e in sala le persone passano molte ore a sanificare gli spazi.
Facciamo attenzione a non sprecare. Ogni ingrediente è utilizzato fino in fondo e mai buttato, attualizzando così una cucina circolare.
Da ultimo, ma non per ultimo, il mondo femminile è molto presente nello staff. L’energia delle ragazze migliora il clima all’interno del ristorante, preziosa anche la loro sensibilità nello sviluppare e cucinare i piatti e nell’accudire l’ospite in sala.

Etica dell’offerta

Il menù segue la stagionalità e cambia quattro volte l’anno. I vegetali in ogni stagione danno il meglio di loro stessi, per ricchezza di gusto ed energia, meglio ancora se naturali e provenienti da luoghi vicini. Il nostro organismo è più vitale se segue momenti di riposo nei mesi più freddi e di maggiore attività in quelli più caldi. È importante scegliere varietà di ortaggi che lo sostengono nei vari periodi.
Il mondo e la società sono in continua trasformazione. È importante sapere ascoltare questi ritmi e assecondarli. Ciò contribuisce a migliorare il dialogo con l’ospite, che, per nostra fortuna, nell’ultimo decennio, si è avvicinato molto alla nostra scelta di cibo sano e amico dell’ambiente. Al contempo è interessante anticipare i tempi, cercando di portare il pubblico verso una direzione anche solo intuita. Il successo di una dieta che usa meno proteine animali è ad esempio un’intuizione avuta molti anni fa, espressa con piatti che hanno lasciato il segno e che hanno contribuito a costruire la storia della cucina e che ha determinato il successo del Joia e quindi della cucina vegetariana.

Sperimentazione ed estetica

Joia nasce molti anni fa come primo ristorante vegetariano gourmet. Dall’apertura sono state gettate delle basi che non esistevano, come le salse di verdure diverse invece che di panna e pomodoro, le maionesi e la pasticceria senza uova e senza latticini, gli impasti fatti con ingredienti diversi del frumento, le cotture “umami” e molto altro.
In questo modo la cucina vegetariana è evoluta seguendo le nostre orme e oggi sono nati in tutta Italia ristoranti vegetariani di grande qualità, spesso gestiti da chef passati nella nostra brigata.
Unico è anche l’approccio creativo. Ogni piatto nasce come opera originale rappresentata da un titolo evocativo che dialoga, in modo poetico, con l’ospite.
L’estetica si appoggia su di una codificazione messa a punto da Pietro Leemann, il quale prende in considerazione gli equilibri e le forme dell’arte occidentale e orientale, la storia passata e quella presente.
L’intento è di ampliare la cultura del cibo, dialogando quindi con altre forme di espressione artistiche. Dalla musica, alla scultura, dal teatro alla danza, dalla pittura all’arte spirituale, ci lasciamo inspirare e contaminare dai pensieri creativi che producono arte.
È vero, un piatto può essere buono anche quando molto semplice, ma siamo più interessati a una dimensione più completa.
Il nostro punto di riferimento è il cuoco zen. Nel monastero questa figura, seconda solo all’abate, deve possedere alte conoscenze e alta virtù per occuparsi del fondamentale ruolo del cibo che, in modo imprescindibile, determina la salute e la condizione psicofisica dei confratelli. Non per nulla la cucina Shojin dei templi Zen è forse la più completa ed elegante del mondo, è una cucina che non mette in primo piano la tecnica e il raffinamento, bensì l’armonia e il rispetto degli ingredienti che vengono utilizzati.

Via Panfilo Castaldi 18
20124 Milano
0229522124
joia@joia.it

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